Lorenzo Viani, Le Vie – Parte Prima


Torre Matilde ieri (Foto tratta da Nuova Viareggio Ieri N.09 – Novembre 1993)
Torre Matilde ieri (Foto tratta da Nuova Viareggio Ieri N.09 – Novembre 1993)

Quando si vorrà, attraverso i secoli, studiare l’umore della gente del nostro paese, converrà consultare la carta topografica, poichè nella trama delle arterie nere circola il mutevole pensiero degli avi.

Sui cespi e le vincaie del Gombo nel ‘500, fu elevata una torre pentagonale, cento braccia distante dal mare placido, e la battezzarono: Torre della Principessa Matilde. Erba scianguinella e semprevivi l’aggraziavano fiorendo sulle commettiture del pietrame. Gli uccelli pellegrini, posandosi sui cornicioni, le davano il canto di uno spettacoloso paretaio. La torre fu un braccio forte della Repubblica di Lucca, proteso contro Genova e Pisa.

Spenti i bagliori degli arrembaggi notturni, gli strepiti delle scalate, i nepoti ridussero la Torre a più modesto uso: carcere mandamentale e orologio dei poveri. Un disco bianco calcina fu dipinto sull’ultimo torrione e stampato di lettere romane, una sesta nera fu perniata nel centro. L’orologio, visto di dentro, dava l’idea di un girarrosto gigantesco cigolante tra due catenacci, i quali a intervalli monotoni facevano suonare una lugubre campana. In quell’ingranaggio diabolico, il tempo perdeva la vertigine e andava lento e a salti. Un pendolo, nella gran cisterna, dondolava una luna eclissata che diceva eternamente «no». 

Il popolo battezzò la Torre: Carbonaia.

Lorenzo Viani , “Le vie” da Il Nano e la statua nera

Torre Matilde oggi
Torre Matilde oggi

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