Lorenzo Viani, Il Monarca della Madonna del Soccorso


vista-canale-e-piazza-garibaldiVia dei Mille, interchiusa tra il Viale Michele Coppino e la Darsena nuova è composta da una sola casa segnata col numero uno. Dirimpetto v’è una Taverna, cui l’edera avviticchia, dalle fondamenta al tetto; poco distante il quartiere del Muro rotto dove sono invece, ora, luminosi villini fioriti; di poi una selva d’antenne, il bosco Feronio, il mare.

Via dei Mille, oggiIn Via dei Mille, tanti anni fa, abitava un vecchio marinaio, quasi del tutto acciecato, dalle sembianze austere di Felice Orsini, ai cui piedi stava sempre accucciato un gran cane nero, e se il vecchio sbadigliava attediato il cane guattiva. Egli pareva un veggente, la fronte bianca e aperta come una vela, segnata da vene celesti, si che sembrava ch’egli avesse di quel colore anche il sangue: la barba nera, partita in ciocche di grande compostezza;  i capelli lunghi e cascanti sulle spalle tarchiate. Il vecchio, a chius’occhi, pareva ascoltare estatico il canto delle vele, il picchiettio dei mazzuoli; il volto lo teneva di continuo  verso il mare, di cui, dalla sua casa, s’udiva il grande ansito eterno. Se i nembi infuriavano nel cielo, addossandosi alla grande alpe del Carchio e i velacci delle darsene sembravano uccelli di rapina, e tutti gli scafi scricchiolando pareva si lamentassero, quando il mare, frantumandosi sulla scogliera di levante, schizzava come pietrisco bianco, il vecchio spalancava gli occhi; quell’inferno sembrava risuscitargli ricordi arcani. La gente in quei momenti, se passava vicina al vecchio, alleggeriva il peso dei passi. La gente fuggiva atterrita l’uragano; il vecchio si faceva condurre dal cane sulla duna, diripetto al mare, e vi rimaneva fermo, come una vecchia polena di sorbo scalpellata a pruavia di una nave. Il solitario della Via dei Mille era il capitano Silvestro Palmerini, che sulla paranza “La Madonna del soccorso” aveva portato in Sicilia Rosolino Pilo e Giovanni Corrao.

Un giorno il vecchio capitano, senza che s’udissero doppi di campane a morto, fu visto lungo disteso nel corridoio della sua casa, vestito tutto di nero, con una gran sciarpa verde sul petto; per due notti lo vegliarono dei personaggi forestieri con delle sciabole sguainate.

Una sera, senza avviso di campane a morto, davanti all’unica casa di Via dei Mille comparve un carro funebre, tirato da due cavalli di manto sagginato, coperti d’una gualdrappa nera, cifrata con geroglifici verdi. Sul carro, al posto della croce, c’era una fiamma simile ad un melograno scoppiato. Un vetturale, monturato di nero, con un cappellone d’incerato e dei grandi bottoni d’argento, coi guanti bianchi come la neve, se ne stava impietrito a cassetta, tenendo le redini e un frustone. La chiudenda del carro si aprì, la cassa fu rullata dentro e la chiudenda richiusa; la medesima sciarpa verde, che era stata vista sul feretro, fu distesa sulla cassa.

In quel momento il campanile della Santissima Annunziata suonò a distesa, come quando si scatenano i temporali, chiamando i fedeli alla Benedizione; il prete disse le devozioni, angosciose come sospiri. La gente pareva tenesse l’anima tra le mani accoppiate; s’erano in quel giorno vedute cose che facevano scurire il cielo e la terra. Bandiere nere, bandiere verdi, stendardi verdi e neri, si levavano dopo il carro funebre, come vele di barche demoniache; invece di preghiere s’udiva un lento scalpiccio di cavalli. Il nero delle bandiere pareva agrire il sangue a vederlo, e quella fiamma laccata, al vertice del carro, metteva come un tocco d’averno sul funebre corteo.

Alla salita del ponte i cavalli s’impennarono proprio davanti alla immaginetta della Madonna del Soccorso,  che in tempi lontani, in quel punto, aveva fermato la moria per la salvazione del paese, e fu segno d’infausto presagio. Chi ebbe l’animo di fissare il carro, quando era in discesa, e i cavalli erano occultati dalla spalletta del ponte, vide come una barca nera, invelata di nero, cercare disperatamente un porto.

Una notte, un nembo aprì come una grande callaia nel cielo nubiloso, e una macina spaventosa parve passare sui tetti delle case ch’erano dirimpetto al mare. Intorno alla Darsena nuova, piovvero tegole frantumate e schegge di travi. Gli esperti capirono trattarsi di una tromba marina. Coloro che ebbero animo di uscire di casa, furono colti  da un grande sbigottimento. Una spaventosa ciminiera nera andava in cielo con l’impeto del vento; entro quella tromba nera si scorgevano salire a trivella le torbate acque e il mare, salito al vertice della tromba, rompeva di lassù sulla terra. La immensa proboscide, quando passò sulle case, risucchiò i tetti; e anche quello dell’unica casa di Via dei Mille fu scoperchiato e tritolato, quasi che dall’alto qualcuno volesse vedere cosa c’era rimasto, dopo che il vecchio navarca era stato portato al suo destino. Sulle nude pareti non si videro altro che quadretti di bastimenti in tempesta; e, come due santi, uno di qua e uno di là da una riproduzione della paranzella “La Madonna del Soccorso”, le effigi di Rosolino Pilo e di Giovanni Corrao.

Darsena nuova
Darsena nuova

Subito dopo sul flagello lasciato dalla tromba marina fu costruita una baracca di legname, che aveva prima fasciato il ventre di una nave e vi fu aperta una rimescita di vino. Dalle sue finestre si domina tutta la Darsena nuova e per l’odore di salso e di pece, che vi alita, sembra d’essere a bordo di una tartana. Là convengono i marinai e i calafati, che hanno le barche in concia,  e quelli che hanno i bastimenti dati fondo nel porto canale; nei ragionamenti pacati passano venti tempestosi e bonaccie; sui volti dei guardiani, vecchi marinai invalidi, spira un’aurea di rassegnazione e di santità. I vecchi ricordano le audaci imprese marinaresche, i viaggi lontani, le traversie, i naufragi, ma la più ardita impresa è rimasta sempre nella loro memoria quella della “Madonna del Soccorso” e accennano ancora la casa solitaria di Via dei Mille, come se il vecchio fosse ancora seduto fuori dall’uscio, col cane e il bastone. […]

Da Via dei Mille, oltre il canale, si scorge la luminosa e imponente Via Rosolino Pilo e la Piazza Garibaldi; non si potrebbe quel tratto erboso di darsena che divide queste vie chiamarlo: Scalo della “Madonna del Soccorso”? “E’ stato fatto mille, facciamo uno”. Vecchio saggio proverbio marinaresco.

(Lorenzo Viani, Il monarca della “Madonna del Soccorso” – Viareggio Ieri N.2 luglio 1988)
Vista Canale e Piazza Garibaldi dalla Darsena nuova
Vista Canale e Piazza Garibaldi dalla Darsena nuova

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