Federigo Tozzi, Gli orologi


Aveva sposato una bella ragazza, della stessa strada […] Il padre gli aveva lasciato una pizzicheria; ma egli, avendo poca voglia di lavorare, restato vedovo, l’aveva riceduta e ora viveva con una discreta rendita senza occuparsi di niente. Si alzava sempre di buon’ora; andava a prendere il caffè sempre nella stessa bottega, anzi allo stesso tavolino, servito da un cameriere che lo conosceva fin da giovinetto, con le stesse tazze a doppia filettatura rossa: di quella d’oro non c’era rimasto più segno; con i cucchiaini di metallo ingiallito.

Fortezza Medicea
Fortezza Medicea

Faceva la sua passeggiata alla Lizza, il giardino di Siena, scegliendo più volentieri il viale delle carrozze; da dove passavano anche i soldati con la banda, i giovinastri e gli scolari che si rincorrevano strappando a manciate le foglie della siepe tagliata così eguale che da lontano pare verniciata.  Egli girava per la Fortezza, attorno attorno alla caserma piatta e bianca, andando dentro tutte le rientrature dei baluardi a spicchio; camminando più lesto quando incontrava due innamorati che come lui non volevano farsi vedere. Di lassù guardava la città, e riconosceva bene le due finestre della sua camera: erano quelle dove i tetti, dalla parte di San Domenico, pare che debbano cadere a precipizio, e le case non smettono più di fare le loro file; e ciascuna vuole essere quella dalla parte di fuori, in modo che se ne veda almeno un pezzo.

Basilica San Domenico
Basilica San Domenico

Finita la passeggiata, comprava il giornale; sempre il solito. E rientrava in casa a leggerlo con le due finestre di camera spalancate, che davano in una di quelle strade buie dove tre o quattro archi di seguito legano insieme le case. Quando l’orologio del comune batteva mezzodì, il Lotti andava a mangiare a una trattoria in Piazza del Campo: la Trattoria della Speranza, quella con una mostra verde a lettere bianche. Mangiava sempre le stesse cose: quando in vece mangiava una vivanda nuova, era una specie di festa; e beveva mezzo litro di più.

(Federigo Tozzi, Gli orologi  da Giovani e altre novelle)

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