Viareggio


Il cielo si stava schiarendo a sud in un azzurro occhio lontano, forse il libeccio sarebbe venuto a sgominare quelle nuvole noiose. Poi le onde cominciarono a frangere. Egli intuì in un barlume di coscienza il pericolo incombente, ma non gli oppose che il lieve sipario delle sue palpebre stanche.
Giunse il libeccio ad asciugargli i panni, a fargli vivi i pochi peli sugli zigomi sporgenti. Il mare, che aveva cambiato il ritmo di ninna nanna in un coro di litanie, prese ad ululare, a schiantarsi in una disperata frenesia di pianto.

( Luisa Petruni Cellai, Via col libeccio tratto da “Le barbe di catrame”, Azzaro Viareggio, 1959 )

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