Lorenzo Viani, Castagnacci e necci


Castagnaccio
Castagnaccio

Molti abitanti vicini alla Pieve di Santo Stefano scendevano alla città del piano con un carico di sacchi di farina dolce e si allogavano vicini ad un forno, per ivi aprire l’industria dei castagnacci: il padre sfaccendava intorno alla bocca del forno ed i figli si sparpagliavano per la città con la teglia della torta, larga come uno scudo guerriero, e la stiva dei castagnacci, e stazionavano presso alle scuole comunali e alle caserme, nelle ore in cui i ragazzi uscivano da lezione e i soldati avevano la libera uscita. Soldati e ragazzi diluviavano in un baleno quella grazia di Dio e il piccolo castagnacciaio ritornava in volata al forno paterno per il rifornimento.

I castagnacciai portavano al piano anche delle some di vino di spalla, che molto si addice alla bevuta sopra la roba di farina dolce. Vino di spalla: sulle vinacce spremute del succo primaticcio, i contadini, per loro uso e consumo, tiravano quattro o cinque bigonce d’acqua tolta dalla pila del pozzale, che portavano a spalla dall’orlo del tino per rovesciarle dentro a saporirle di vino. Il vino di corpo non è addicevole sulla roba impastata con la farina dolce. Quel vino i castagnacciai lo distribuivano gratuitamente agli amici.

Antica cucina
Antica cucina

Se scendeva al piano anche la donna di casa, quella s’industriava coi «necci». Un fornetto portatile era piazzato all’aperto; tra due testi roventi la donna poneva un mestolo di farina sciolta nell’acqua che in un attimo cuoceva e si saporiva di castagno, perchè i necci si ravvolgevano nelle foglie secche di quest’albero. Ogni volta i testi erano unti con un singolare pennello, la metà di una mela renetta confitta in uno stecco e intrisa in un piatto in cui era olio di legittime olive. Intorno alla necciaia non mancavano mai ragazzi, avvogliati del saporito frutto della selva.

( Lorenzo Viani, “Vino di spalla, Pane di legno” racconto tratto da “Il nano e la statua nera” )

Nota: La foto dell’antica cucina è tratta dal sito del “Museo del castagno – Lavoro Vita Civiltà”  Loc.Colognara – Val di Roggio – Lucca   –  ( www.museodelcastagno.it )

 

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  1. nonsolononna scrive:

    Questo articolo è bellissimo , mi ricorda momenti magici della mia infanzia quando in Inverno precisamente il giorno di preghiera per i morti,( abitavo nel grazioso paesino di Loro Ciuffenna) ci riunivamo accanto al focolare per gustare le caldarroste che il nonno preparava… e arrivava anche” il baldino” (ad Arezzo lo chiamano così il Castagnaccio),arrivava caldissimo, appena sfornato dal vecchio forno del paese, dove lì veniva ogni 2 giorni infornato il pane per tutto il paese, accanto c’era il seccatoio dove venivano messe anche le castagne a seccare…complimenti per l’articolo, ho ripercorso leggendo momenti e profumi unici, ricordi che sono ancora chiari e forti dentro di me…grazie a presto

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