Giorgio Manganelli, Prato  


Facendo perno su Lucca sono andato a Pistoia e a Prato. A Prato, uno dice, che c’è?

Il Vescovo, ma quello mica lo fanno vedere ai turisti generici; è il piatto forte, al tempo dell’arena ai leoni lo servivano con vini della Mosella, e garmi di tartufi.

No, no, non la besciamella di vescovo mi ha allettato a andare a Prato, ma Santa Maria delle Carceri: una cosa che se non l’avete vista vuol dire che ancora sapete di borotalco e portate le vestine abbottonate sulla schiena.

Prato - Santa Maria delle Carceri
Prato – Santa Maria delle Carceri

Lo ignoravo che fosse a Prato: è, credo, la cosa più bella (a parte Pisa) che ho visto nel mio viaggio. Che cosa meravigliosa, tra l’altro, viaggiare soli, senza creature fragili da proteggere dalla calura e dai cairi.

 

( Giorgio Manganelli, lettera del 1961 dello scrittore alla famiglia, pubblicata, con il titolo “Tanti saluti da Sioscrofa”, dal quotidiano “L’Unità” il 18 ottobre 1993 )

 

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