Guido Carocci, Valdarno: Signa – La villa d’Artimino


Sul poggio, a piè del quale scorre l’Ombrone Pistojese, che porta all’Arno il tributo cospicuo delle acque dell’Apennino, sorgono il castello e la villa d’Artimino.

Il castello, che oggi serba solo il ricordo delle sue antiche fortificazioni, era fino dal 1000 uno dei fortilizi a difesa del territorio della Repubblica Pistojese. Presso alle sue mura sorse fino dal X secolo la Pieve di S. Leonardo, edifizio che conserva in parte la struttura di quel tempo lontano e che possiede qualche opera d’arte d’un certo interesse.

ARTIMINO - LA VILLA D'ARTIMINO (DA UNA STAMPA DI G. ZOCCHI DEL XVIII SEC.) - Foto tratta dal libro "Il Valdarno da Firenze al mare", 1906
ARTIMINO – LA VILLA D’ARTIMINO (DA UNA STAMPA DI G. ZOCCHI DEL XVIII SEC.) – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

La villa d’Artimino, oggi di proprietà dei conti Passerini-Bartolommei, fu una delle più splendide e più gradite residenze dei sovrani Medicei.

Si racconta che il Granduca Ferdinando I, cacciando nel vasto parco che si distendeva dalle pendici del Monte Albano fino all’Arno, si soffermasse su di un’altura, dalla quale egli, compreso di profondo entusiasmo, potè profonder lo sguardo attraverso ad un ampissimo panorama e seguire i capricciosi serpeggiamenti dell’Arno da Firenze fino a Empoli.

Parve a lui che nessun’altra località potesse prestarsi per crearvi un delizioso soggiorno ed al suo architetto favorito, Bernardo Buontalenti, che faceva parte della festosa brigata di cacciatori, comandò di costruirvi con ogni maggior sollecitudine un palazzo campestre. E la villa d’Artimino sorse difatti nel 1594 in quel luogo dov’era un giorno il vecchio castello.

L’edifizio fu degno della signorile opulenza della corte Granducale. Un ampio rettangolo con due torri ai lati, un’elegante loggia nella facciata, attorno un prato sorretto da gagliardi bastioni, di fianco tutti i fabbricati per il servizio, per la paggeria, per il materiale occorrente alle cacce e delle ampie scuderie. Nell’interno vasti e severi saloni decorati di pietrami, colle pareti rivestite di cuoi e di stoffe e corredati di tutte quelle comodità e di quelli ornamenti che si addicevano ad una corte divenuta famosa per il suo gusto artistico, per la sua magnificenza ed il suo sfarzo.

Leopoldo I, un principe dalle grandi vedute, un umanista che concepiva ed attuava le più ardite riforme, che rifuggiva dal fasto tradizionale dei suoi antecessori, non sentì per Artimino le attrattive entusiastiche di Ferdinando I e se ne sbarazzò senza rimpianto, concedendola ai marchesi Bartolommei.

Dalla Golfolina fino a Montelupo la valle dell’Arno continua ad essere angusta e serrata dai poggi, che con ripido declivio scendono fino al fiume, formando di tanto in tanto delle pittoresche e leggiadre vallicelle popolate di villaggi, di chiese, di ville.

 

( Guido Carocci, Il Valdarno da Firenze al mare, 1906 )

2 Comments Add yours

  1. Marco scrive:

    Salve,
    Credo sia opportuno aggiornare alcune informazioni: oggi la villa non è più proprietà dei conti ma della famiglia Olmo, eredi del ciclista Francesco Olmo che fu campione negli anni Trenta

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Grazie per la precisazione,
      agli interessati segnalo il seguente sito internet sul quale potrete trovare tutte le informazioni relative alle attività che si svolgono attualmente nella Villa Artimino :
      http://www.artimino.com/

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