Versilia


La signora Aristea, antica proprietaria dell’Albergo viareggino, in cui, ai bei tempi, Giuseppe Giusti, come attesta l’epigrafe murata sulla facciata, scrisse versi flagellatori, ornati di tutte le grazie dell’idioma toscano, una sera asseriva che quel signore tarchiato, – dalla barba e dai capelli ricci, dal naso corto e schiacciato di Sileno sotto un’ampia fronte rupestre, con due occhi di fuoco, – il quale, accigliato, tritolava, coi denti acuti, il pan biscottato e beveva vino – «vino non è ch’ei beve, – è un rosso mar» – in quantità, era Giosuè Carducci.

 

 

 

(Lorenzo Viani, Carducci a spasso per la Versilia, racconto tratto da “Il cipresso e la vite” )

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