Guido Carocci, Empoli


Vi fu un tempo nel quale Empoli fu il centro commerciale più importante di tutto il contado fiorentino. Posta nel mezzo della Toscana, dove convergono gli stradali che la valle dell’Arno mettono in comunicazione colle contrade più popolose e più ricche della nostra regione, circondata da campagne feracissime e da luoghi popolosi, la terra d’Empoli fu come una grande stazione, un immenso deposito di tutti i prodotti del suolo, di tutte le merci che servivano ai bisogni di una gran parte della città e dei paesi di Toscana. Forse da questa sua qualità di emporio di commercio, fiorentissimo fino dall’epoca lontana de’ feudi imperiali ne’ quali era qui un notissimo mercatale, deve rintracciarsi l’origine del nome di Empoli.

La sua storia sarebbe lunga e difficile a riassumersi, perchè si connette agli avvenimenti più importanti della storia generale della regione nostra.

Certo fu qui un vico e forse di un certo interesse, anche ne’ tempi Romani, a giudicarlo dai molti frammenti di marmoree decorazioni scavati nel suolo rialzato dalle alluvioni dell’Arno ed impiegati anche nella costruzione della facciata della pieve, una delle più antiche e più famose di Toscana. E fu dinanzi a questa pieve quel mercatale ricordato fin da’ tempi in cui, protetti dall’autorità imperiale, dominavano sui luoghi vicini i Conti Guidi, i Conti Cadolingi ed i Conti di Capraja, mentre attorno ad essa, lungo la grande strada Pisana, si formava un popoloso borgo che fu il primo nucleo del nascente castello.

Liberata con pertinaci ed ardite intromissioni, colla forza delle armi e coi trattati, questa plaga del Valdarno dalla prepotenza audace dei signorotti, la Repubblica di Firenze dedicò ogni sua cura a dar largo sviluppo a questo luogo che doveva esser per lei e per il suo commercio centro di prosperità e di forza, e dopo averlo munito di mura gagliarde, di torrioni e di fossati, dette forma e regolarità all’interno fabbricato, traendo dall’esempio delle antiche colonie Romane quel tipo regolare, adottato successivamente nella costruzione di tutti i castelli del contado fiorentino.

Lotte, assedî, scorrerie, invasioni, saccheggi non mancano di essere registrati nella storia del castello di Empoli, il quale, come fu oggetto di grandi premure per parte dei Fiorentini, così fu costantemente mèta delle ambizioni e dei desiderî delle altre repubbliche rivali e di quella di Pisa in ispecie.

De’ molti avvenimenti che alla storia empolese si riferiscono, due specialmente meritano d’esser rammentati: il celebre consiglio che i Ghibellini vittoriosi a Montaperti tennero qui nel 1260 e nel quale sarebbe stata inesorabilmente deliberata la totale distruzione di Firenze, se Farinata degli Uberti con nobile e fiera arditezza non avesse difesa la patria a viso aperto; l’altro la espugnazione del castello per parte delle truppe mercenarie che muovevano ai danni di Firenze, avvenuta il 29 maggio del 1530, più che per valore di nemici o per impotenza degli assediati, per debolezza e forse per tradimento di due degeneri cittadini di Firenze.

La caduta d’Empoli, che il Guicciardini chiamò il granajo della Repubblica di Firenze, fu il colpo più fatale per la minacciata città, la quale, stretta da ogni parte, impotente a rifornirsi di vettovaglie, dovette cedere e rinunziare per sempre alla sua gloriosa libertà.

Empoli non è oggi meno importante di quel che fosse in antico per il suo movimento commerciale, per numero di abitanti, per le industrie che vi prosperano, e si potrebbe annoverare fra le città considerevoli della Toscana, se qualche decreto degli antichi sovrani le avesse concesso questo titolo in luogo di quello precedentemente assegnatole di terra nobile.

EMPOLI — FACCIATA DELLA COLLEGIATA DI S. ANDREA - Foto tratta dal libro "Il Valdarno da Firenze al mare", 1906
EMPOLI — FACCIATA DELLA COLLEGIATA DI S. ANDREA – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

Ben fabbricata, ricca di chiese e di palazzi che sorgono sulle vaste e decorose piazze e lungo le vie ampie e dritte, Empoli va di continuo allargando il suo caseggiato, tanto dalla parte della ferrovia, quanto da quella dell’Arno, dove sono sorti nuovi ed eleganti quartieri, resi più gai da vaghi giardini e da ombrosi viali.

Degli edifizi empolesi il più importante è la chiesa collegiata di S. Andrea che gli storici fanno risalire al V secolo e che nel corso degli anni subì innumerevoli trasformazioni, suggerite dallo svolgersi del gusto e del sentimento artistico. La parte più antica dell’edificio è la sezione inferiore della facciata, incrostata di marmi bianchi e neri disposti in forma identica a quella di altre chiese di Firenze e del suo territorio, come S. Salvatore del Vescovo, S. Miniato al Monte, la Badia Fiesolana. Una iscrizione incisa nel fregio superiore, determina l’epoca della costruzione, l’anno 1093. L’interno, che doveva essere d’aspetto grandioso e solenne, diviso in tre navate coperte da tettoje a cavalletti, fu ridotto nel secolo XVIII allo stato presente dall’architetto Ruggeri, il quale volle pur completare la facciata deturpandola con una goffa imitazione delle parti originarie. Della primitiva struttura del tempio non restano che poche tracce. Ciò che sussiste e che dà al monumentale edifizio un’altissima importanza è la ricchezza non comune delle opere d’arte che adornano la chiesa e che costituiscono il ricco corredo di una Pinacoteca, modernamente raccolta ed ordinata nell’ampia cappella di S. Sebastiano ed in altri locali attigui.

[…]

La chiesa di S. Andrea, per quanto spogliata a profitto della Pinacoteca, non è restata del tutto priva di opere d’arte; una tavoletta fa pensare a Cimabue; vi sono dei frammenti di affreschi giotteschi, un dipinto del Ligozzi, una piletta della maniera di Donato Benti, un caratteristico leggìo di bronzo, mentre nella cappella del Battistero l’attenzione del visitatore è attratta dall’affresco murale che la critica giudica unanimemente come opera di Masolino da Panicale, da due statue di legno colorite del XV secolo e dall’elegante e originale fonte battesimale che si vuole della scuola di Michelozzo.

La chiesa di S. Andrea a Empoli ha un bel campanile di stile ogivale del XV secolo, quel campanile dal quale, seguendo uno strano e ridicolo uso, si faceva annualmente «volare» sulla sottostante piazza — abbandonandolo lungo una corda tesa, in declivio — un povero somaro nobilitato dall’appendice di due ali dorate.

Dopo la Collegiata, l’altra chiesa più importante di Empoli è quella di S. Agostino, già di S. Stefano, che serba tracce della sua struttura del XIV secolo. In essa pure sono degne di nota alcune opere d’arte: la tavoletta di S. Niccolò da Tolentino del Bicci, una lunetta colla Vergine, il bambino e due angioli di Masolino, e, pregevoli soprattutto come esempi geniali d’arte decorativa, gli ornamenti di legname intagliato e dorato di due altari del XVII secolo.

La Cappella dell’Annunziata, oggi sede dell’Arciconfraternita della Misericordia, ha sull’altare le due figure in marmo di tutto rilievo dell’Annunciazione, scolpite da Bernardo Rossellino.

Più moderna è la chiesa della Madonna del Pozzo o di fuori, ridotta alla forma presente nel 1621 dal Fracassa, architetto empolese, il quale seppe darle un aspetto gajo, armonioso e correttissimo di forme.

EMPOLI — PORTA PISANA - Foto tratta dal libro "Il Valdarno da Firenze al mare", 1906
EMPOLI — PORTA PISANA – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

Porta Pisana, celebre pei ricordi dell’assedio, trasformata da Cosimo I de’ Medici per ragioni di difesa, il palazzo Martelli dove vuolsi che si adunasse il celebre consiglio dei Ghibellini dopo Montaperti e che ha la facciata adorna di affreschi della fine del XVI secolo, i resti della Rocca, incorporati nella fabbrica dello Spedale, la grandiosa fontana scolpita dal Giovannozzi, sono le altre cose che attraggono l’attenzione di chi visita questa terra che ai ricordi gloriosi della sua storia accoppia le eleganti e gaje manifestazioni della vita moderna.

 

 

( Guido Carocci, Il Valdarno da Firenze al mare, 1906 )

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