Guido Carocci, San Miniato – dintorni


Nei dintorni di San Miniato, fra le valli dell’Arno, dell’Elsa, dell’Evola e dell’Era, sorgono villaggi, castelli e casali che fecero parte del territorio della piccola repubblica costituitasi dopo la decadenza del dominio imperiale e molti di essi offrono tuttora un interesse speciale per i resti di antiche rocche, per edifizi di carattere medioevale, per le chiese di bella costruzione e non sprovviste di qualche pregevole opera d’arte.

CASTELLO DI MONTEBICCHIERI PRESSO S. MINIATO - Foto tratta dal libro "Il Valdarno da Firenze al mare", 1906
CASTELLO DI MONTEBICCHIERI PRESSO S. MINIATO – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

Fra i castelli, quello che conserva maggiormente l’originario carattere, colla vecchia cinta di mura e le torri di difesa, è Monte Bicchieri, che per lungo corso di secoli appartenne ai Compagni, la cospicua famiglia fiorentina dalla quale nacque Dino, il celebre storico. Fra le chiese va ricordata la Pieve di S. Giovanni Battista a Corazzano, severa costruzione di laterizio del XI secolo, nella quale sono da ammirarsi un singolare affresco colla Vergine, opera del XV secolo, ed un’interessante tavola della maniera di Alessio Baldovinetti.

De’ castelli sanminiatesi uno dei più importanti è Cigoli, in antico Ceuli, noto più specialmente sotto il nome di Fabbrica di Cigoli. Nel luogo della rocca è oggi la splendida villa Sonnino, che porta appunto il nome di Castelvecchio. L’ampia Pieve di S. Giovanni Battista, che nonostante le infinite trasformazioni, serba ancora tracce della sua ricostruzione del XIII secolo, perchè l’origine sua data dall’VIII secolo, ebbe annesso un convento di frati Umiliati che fu soppresso prima del XV secolo. Opera fatta eseguire dagli Umiliati è lo stupendo tabernacolo di pietra che racchiude un’antichissima immagine della Madonna. Squisiti lavori ornamentali che evocano la maniera del fiorentino Neri di Fioravanti ne adornano le singole parti, indegnamente ricoperte da una moderna quanto vandalica verniciatura. Nell’imbotte di questo tabernacolo, che venne eretto nel 1381 da sette frati Umiliati, sono i resti d’interessanti affreschi della maniera di Agnolo Gaddi.

 

( Guido Carocci, Il Valdarno da Firenze al mare, 1906 )

 

 

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