Idelfonso Nieri, Zizzania


Zizzania all’ultimo dovè finire a Maggiano, poveraccio, chè proprio versava come un canestro e ne diceva di quelle che non istavano nè in ciel nè in terra. Ci era già stato delle altre volte, ma, quando più presto quando più tardi, era rinsavito a modo e a verso, o almeno pareva; alla fine però la malattia vinse e lo sbrigò anche in pochi mesi.

Maggiano (Lucca)
Maggiano (Lucca)

L’ultima volta che ci andò, era ne’ primi tempi che si ragionava di quella malattia dell’uva che strina le pampine e si cura collo zolfo ramato. E be’, lui aveva sentito dire che se la vite rimane al coperto dalla guazza e dalla pioggia, il male non ce la può, e l’uva resta legittima. Una mattina dunque eccoti Zizzania scappa fuori a dire che il rimedio contro la peronòspora l’aveva trovato lui.  

«Vedete quante vacche, manzi, buoi, vitelli e vitelle s’ammazzano per la città in capo all’anno? A migliaia a migliaia. Ora le budella di tutte queste bestie si tiran per le fogne e vanno a male. Invece bisognerebbe pigliarle, pulirle puntualmente, lavarle, e poi con bel paio di forbici tagliarle di cima in fondo, cucirle insieme striscia per istriscia, farne tanti tendoni e metterli sulle vigne; la materia prima non costerebbe nulla, e così senza spendere un centesimo l’uva sarebbe salva!» 

E non faceva altro che sbraitare e berciare per i caffè e per le botteghe; e l’aveva col Governo e l’attaccava col Comune, perchè non sapevano fare il bene del popolo mandando a male tante budella! Quando dunque fu voluto portare al Manicomio questa volta, se ne accorse, si puntò e non ci voleva andare assolutamente nè per Santi nè per Madonne.

Ma lo presero in quattro e bisognò cedere. Arrivati lassù, mentre stavano per rinchiuderlo in una stanza, dette nei birilli, doventò una bestia: calci, spintoni, pugni, morsi, sgraffiotti! ma a forza lo spinsero dentro e serraron la porta a chiave; e lui a urlare:

«Canaglia! Ladroni! Vigliacconacci! avete ragione voialtri, brutti sùdici! I savi siete voi, maialoni! e il matto sono io! Ma la colpa è del legnaiolo, che ha messo il chiavaccio dalla vostra parte; se il chiavaccio era di qua, il savio ero io e i matti erate voi!» 

 

( Idelfonso Nieri, Zizzania, racconto tratto da “Cento racconti popolari lucchesi”, 1908 )

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