Idelfonso Nieri, Signor Don Tognon!


(A un popol matto un prete spiritato).

Questa qui è una veritella, e mi dispiace di non sapervela ricontare come la sentii raccontare io; proprio mi dispiace, peccato! perchè in quel modo sarebbe dieci volte più bella. Ma io in quella parlata non la so rifare, e voialtri, o bella o brutta, bisogna che vi contentiate della mia.

Castelnuovo Garfagnana - Foto tratta da "Come eravamo-Lucca" - Ed. Il Tirreno
Castelnuovo Garfagnana – Foto tratta da “Come eravamo-Lucca” – Ed. Il Tirreno

C’era dunque un paesucolo…. c’era?! c’era e ci è sempre, se non è scappato di lì così, lassù fra la Garfagnana e il Modanese, un paesucolo di gente, si sa come usa delle volte, di gente un po’ gentettaccia da vero, viziati, briaconi, ladri, smoccolatori, maneschi, e d’altra roba poi non ne va trattato neanche.

Ci avevano poi per curato un prete buono, nel fondo bonissimo, che aveva fatto sempre di tutto per riaddirizzare i suoi parrocchiani; ma era un uomo fuori fuori, brusco, con pochi di spiccioli e meno da spicciolare, e quello che aveva nel cuore l’aveva sulla lingua, e le diceva chiare e tonde in grinta a chiunque si fosse.

Questo prete dunque, come ho detto, le aveva, tentate tutte per addomesticarli e ridurli persone per bene a modo e verso; ma sìe! peggio che predicare ai porri. Dall’altare, dal pulpito s’era fatto sentire; in confessionale, a quei pochi che ci andavano; per le case, dove s’era potuto introdurre: lo lasciavan cantare e imbirbantivano un giorno più dell’altro.

Don Tognone, ossia Don Antonio, era stufo di sentire tante birbonate de’ suoi paesani. Una domenica mattina che vide la chiesa più piena del solito, perchè alla messa ci vanno anche i birbanti e spesso più dei buoni, fece una spiegazion di Vangelo nuova di trinca. Prima si lamentò di tanti mali e di tante cosacce che succedevano in paese, e ricordò tutto quello che aveva fatto per metterci rimedio, e che se non gli davano retta, la colpa era loro, e che a lui gli pareva di potere star tranquillo in coscienza.

Poi a poco per volta menò bellamente il discorso in sul giudizio universale e cominciò a dire che ognuno sarà giudicato non solamente come uomo, ma anco secondo l’ufficio che aveva nel mondo e che il Signore chiederà ragione anco a tutti i parroci e rettori e curati del modo come avran custodito il gregge che gli era affidato.

«Il giorno del giudizio, disse, quando le sette trombe avran sonato per tutta la terra e tutti i popoli del mondo saranno radunati nella gran valle di Giosaffatte, eccoti che verrà Nostro Signor Gesù Cristo. Si spalancherà il cielo e in mezzo a raggi di sole verrà il gran Giudice a giudicare i vivi e i morti. Sarà accompagnato da migliaia e migliaia d’angeli, colla Madonna al fianco; e su di sopra a tutti Iddio Padre l’illuminerà co’ lampi del suo chiarore. Tutti staranno mutoli e tremanti, e Gesù Cristo comincerà a chiamare a uno a uno, tutti i papi, i cardinali, i vescovi, i re, i principi e gl’imperatori, e a ognuno chiederà conto di quello che avran fatto nel loro grado come governatori di popoli. Poi chiamerà anche i curati e dopo tanti e tanti altri, verrà il momento anche per me. Si sentirà in quel gran silenzio la voce di Gesù che mi chiamerà:
«Signor don Tognon!»
— E mi, zitto!
«Signor don Tognon!»
— E mi, zitto!
Allora m’accennerà con un dito, e griderà più forte:
«Signor don Tognon! a te dico!»
E mi, tutto tremante:
«Son qua, Signor!»
«Signor don Tognon, che hai tu fatto del gregge che ti avevo affidato?»
E mi risponderò:
«Signore, baron fotü me l’avè dà, baron fotü ve li rendo!»

 

( Idelfonso Nieri, Signor Don Tognon!, racconto tratto da “Cento racconti popolari lucchesi”, 1908 )

 

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