Guido Carocci, Il monte della Verruca


Da Pontedera in poi, la valle dell’Arno si apre per costituire come un immenso triangolo di pianura che ha per base la costa del Tirreno e per lati la linea lontana delle colline pisane e gli sproni dell’aspro monte Pisano al quale l’Arno si accosta così da lambirne le balze dirupate. Dal lato di mezzogiorno, le colline popolate di paesi e di villaggi segnano una linea quasi uniforme, lontana lontana e dietro ad essa sorgono maestosi il monte di Volterra e le alte vette de’ poggi della Maremma.

VALDARNO INFERIORE — MONTE DELLA VERRUCA - Foto tratta dal libro "Il Valdarno da Firenze al mare", 1906
VALDARNO INFERIORE — MONTE DELLA VERRUCA – Foto tratta dal libro “Il Valdarno da Firenze al mare”, 1906

Dai piedi de’ colli fino alla riva dell’Arno ed al mare si distende la pianura immensa, paludosa e squallida in parte, e verso l’Arno invece, fertile pei campi sterminati, in mezzo ai quali, caratteristica speciale di questa località, s’inalzano frequenti, a gruppi o isolati, esili e bruni cipressi. La destra riva dell’Arno presenta un insieme più pittoresco, più solenne, più imponente.

Il monte della Verruca, che si stacca come uno sprone della catena de’ monti pisani, presenta la sua massa bruna per le selve che lo rivestono e sembra sfidare l’urto delle acque agitate dell’Arno e l’ira delle procelle. Sulla cima di quell’aspro picco, posati come il nido dell’aquila sopra un cumulo di massi scoscesi, sorgono imponenti i resti della rocca della Verruca, un fortilizio rettangolare con quattro bastioni sugli angoli che oggi non racchiude più che ruderi informi, frammisti a sterpi e a roveti, ingigantiti in quella solitudine raramente turbata dai rumori mondani.

La rocca della Verruca era fin dal X secolo di dominio imperiale e fu concessa nel 996 alla Badia di Sesto nel Lucchese; ma nel XIII secolo la Repubblica Pisana, riconosciuta l’utilità di creare su quel picco una specie di vedetta che, dominando le valli e i monti d’intorno, potesse vegliare alla guardia dello stato e tener d’occhio i movimenti delle vicine repubbliche, eresse colà un gagliardo fortilizio. Nelle aspre guerre coi Fiorentini, questi spinsero nel 1431 le loro milizie fin su quella vetta, affinchè smantellassero quelle fortificazioni, che essi più tardi, nel 1503, per l’identico scopo ricostruirono e resero più potenti.

Oggi, come abbiamo detto, sulla cima quasi inaccessibile della Verruca non son che laceri avanzi: quelli della fortezza e, vicino ad essi, i resti dell’antichissima ed ampia Badia di S. Michele che, per pochi secoli dopo il mille, fu asilo romito di rari monaci Benedettini.

 

( Guido Carocci, Il Valdarno da Firenze al mare, 1906 )

 

 

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