Idelfonso Nieri, Nelle mani dell’ultimo padrone!


C’era una volta un ortolano che teneva un miccetto per portare gli erbaggi nei paesi circonvicini. Ora successe che a questo miccetto gli venne a noia di fare e rifare tutti i santissimi giorni la stessa via, e di fermarsi a tutti gli usci come un babbeo, e pregò il Signore che gli facesse mutare stato e fortuna, che così non poteva più durare.

Lucca - Foto tratta da "Come eravamo-Lucca" - Ed. Il Tirreno
Lucca – Foto tratta da “Come eravamo-Lucca” – Ed. Il Tirreno

E il Signore lo mise nelle mani d’un pentolaio. In sulle prime l’asino si rallegrò tutto d’aver cambiato padrone, e ogni cosa gli pareva rose e fiori: la nuova greppia, i paesi nuovi che visitava e le nuove compagnie che trovava ogni tanto in quanto.

Ma presto si dovette accorgere che stava meglio prima, perchè oltre il dovere andare anche su per i colletti e l’esserglisi raddoppiato il carico, il ciottolalo, quando il povero ciuco alle salite non ce la poteva sfangare, dava in bestia e gli rifregava di maladette cordonate in sul cotrione.

Però dopo qualche settimana, visto che era cascato dalla padella nella brace, ricominciò a pregare il Signore perché lo liberasse da quella vita e gli desse qualche altro padrone un po’ più cristiano.

Il Signore non l’ascoltava, ma l’asino si raccomandò tanto e si raccomandò tanto, che alla fine per contentarlo lo fece prendere a un rivenditore di pelli. Quando l’asino seppe che mutava, cominciò a ballare dall’allegrezza; ma visto che mestiere faceva, si tenne per morto e gli spuntarono due lagrimoni in sugli occhi:

«Povero a me! Ora si che son cascato nelle mani dell’ultimo padrone! Pagliaccia e bastonate in vita, e dopo la morte non mi sarà lasciata neanche la pelle addosso!»

E così molti che non sono mai contenti del loro stato, mutano e rimutano di continuo, e alla fine trovando tutto spine dove credevano tutto rose, sono costretti a confessare che si erano lamentati di gamba sana, e che stavano meglio quando stavano peggio.

 

( Idelfonso Nieri, Ogni muta una caduta, tratto da “Cento racconti popolari lucchesi”, 1908 )

 

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