Francesco Domenico Guerrazzi, Il Porto di Piombino


[…]  Io me ne stava seduto sopra un mortaio di bronzo napoleonico alla Stella (la quale per parentesi non era la Stella di Venere, ma la fortezza ove il 9 gennaio dalla salutifera incarnazione 1848 mi trasportarono), e, quantunque non paresse, aspettava con impazienza la barca della posta. Da gran tempo era trascorsa la ora consueta dello arrivo, e non si vedeva: parevami il tempo buono e non sapeva persuadermi del ritardo. Guardava il Fanalaio, e poi il Capo, e dal Capo riportava gli occhi sul Fanalaio, ma egli non segnalava la barca. Finalmente ruppi il silenzio e domandai al Fanalaio:
– O come avviene che non giunge la posta? Non soffia favorevole il vento?
– Soffia, rispose, ma, quando il mare è niente grosso, nel Porto di Piombino non si entra nè si esce.
– E da Portoferraio?
– Si entra e si esce con tutti i venti: cosa che piacque poco anche al Diavolo onde depose il pensiero di farsi marinaro.
– Se invece fosse stato nel Porto di Piombino…
– A questa ora il Diavolo sarebbe Ammiraglio!

Piombino
Piombino

Simile discorso mi condusse, secondo mi persuade la mia natura curiosa, a ricercare un po’ sopra le ragioni del Porto di Piombino, ed ecco quanto mi venne fatto trovare.

Il Porto presente di Piombino pur troppo offre le comodità celebrate dal Fanalaio, ma mezzo miglio lontano poco più poco meno tirando verso levante si trova il Porto vecchio, che fu Porto Pisano. Adesso è interrato, ma di leggieri si potrebbe affondare. Il regio architetto Caprilli a cui venne ordinata la perizia fece ascendere la spesa a L. 170,000 e il Principe l’approvò con Rescritto.

I Piombinesi reputarono avere toccato il cielo col dito, ma ebbero a sperimentare la verità del proverbio che tra il detto e il fatto corre un bel tratto; e di vero continuano a possedere lo egregio porto, ove e d’onde anche in tempo buono non può entrare né uscire una barca.

Questa impresa meriterà la grave attenzione delle Camere come urgentissima, poichè Portovecchio essendo posto nel Canale di Piombino presenta opportuno ricovero ai bastimenti che vanno a caricare alla Torre del sale, a Follonica, a Torre mozza, a San Vincenzo e a Bibbona, e comodo rilascio alle navi che veleggiano per levante quando imperversando il vento mezzogiornoponente
non possono proseguire il cammino a ponente nè a levante, nè ripararsi a Longone, nè a Portoferraio.

A dimostrare la importanza di cotesto porto, basti sapere che i Genovesi assumevano la spesa dello affondamento a patto di averne la privativa per 20 anni: pretensione smoderata, che non poteva concedersi ragionevolmente (il che non toglie per parentesi che in Toscana non si concedesse), e come a Dio piacque non lo fu. Tuttavolta Piombino ha il porto ove non si entra, e donde non si esce a tempo buono, il Portovecchio rimane interrato e non giova a Toscani, nè a Genovesi, nè a nessuno.

Altre volte dimostrai la inanità delle strade ferrate per la Maremma paralelle al mare: queste dichiarai impossibili nonostante lo schiamazzo, il frastuono e il brulichio degl’interessati a smentirmi.

Più riposato consiglio mi dava ragione. I provvedimenti in quanto a strade per promovere la prosperità delle Maremme consistono nel praticare strade perpendicolari al lido, e quivi erigere porti comodi e sicuri. Insomma stringere gl’interessi e i commerci della Maremma con Livorno. All’opposto il Ministero Toscano ogni dì più s’ingegna a segregare Maremma da Livorno, e ciò si
manifesta dalla Legge 9 marzo 1848 che toglie Guardistallo, Montescudaio, Casale, Bibbona e tutto il Vicariato di Rosignano dalla giurisdizione del Tribunale di Livorno, allontanandone così gl’interessi, le cause di frequenza e le occasioni di concertare negozi.

Per fare così male come il Ministero toscano, ma per Dio santissimo, bisogna avere proprio sortito dalla natura un genio a posta!!!

( Francesco Domenico Guerrazzi, Il Porto di Piombino, tratto da “Amelia Calani e altri scritti”, 1862 )

 

Piombino
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