Lorenzo Viani, Viareggio-Villa Borbone – I dimoranti (parte seconda)


Tra i personaggi, v’era anche il Conte De Lassuenne, il quale vestiva sempre di nero con la camicia bianca e il cravattino bianco – questi personaggi ricordavano stranamente delle statue a bianco e nero. Non posso ripensare a loro senza dissociarli dal marmo e dalla pece.

Viareggio - Villa Borbone - Parco
Viareggio – Villa Borbone – Parco

Il Conte pareva di pietra, rigido e specchiante com’era. Il Conte doveva essere sulla sessantacinquina d’anni perché il suo cranio era lucido e mondo come una palla d’avorio; dai parietali, passando sotto il dente della nuca, lo incoronava una chioma di colore tabacco – è d’uopo si sappia che io fui garzoncello del barbitonsore che serviva i personaggi del “Palazzo” –. Quanta cura poneva il mio padrone a servire

il Conte! La sua carne accapponita sgranava sotto il rasoio per nulla; guai ad essere andati contro pelo, i porri sanguinavano subito. Ma la cura maggiore il mio padrone, di cui parleremo a suo tempo, la metteva a salvare, quando con le cesoie li scortava, un centinaio di capelli lunghi una spanna, che il Conte faceva crescere sul crinale del parietale destro per farli poi rovesciare, impomatati, su quello sinistro. Dopo il servizio, la voltata del cranio del conte era striata di filetti neri. Per contrasto, egli aveva dei baffi foltissimi, che il mio padrone sapientemente sfoltiva a punta di forbice, con molta maestrìa e li arricciolava in punta col ferro caldo.

Mi colpì il matrimonio di questo signore, celebrato nel “Palazzo”. Una signorina bionda, occhi ceruli, labbra color rosa, snella, ben partita, un palmo più alta di lui, gli andò sposa. Ella, quella mattina primaverile, tra canti, zirli e il vorticoso sciamare delle rondini, passò nel parco come una fata tutta bianca e oro; lui tutto nero, lampante, col bianco della camicia e della carne marmata incatenato al braccio esile di lei, dava il senso di un calabrone che salisse sopra il ramo di un biancospino fiorito.

Viareggio - Villa Borbone - Interno
Viareggio – Villa Borbone – Interno

Il corteo era uno spettacolo; le quattro principesse giovinette, tutte vestite di bianco spuma di mare, screziato dai capricci del maestrale, principesse borboniche dal taglio maestoso, aggraziate dalle risvolte di grandi crespi bianchi: “la Sovrana” Margherita di Parma, moglie di Don Carlos di Borbone, madre di loro, incedeva maestosa: il profilo intrepido non risentiva della soavità del rito.

Ella indossava un abito di trine di sete crude, che era come un ricamo di travertino sopra un corpo bene architettato. A una certa distanza, venivano i signori descritti: Francesco, Squarza, Orticosa e un frate francescano col saio color macubino: un tronco disseccato in un subisso di fiori. Dai cancelli del parco, osservavano stupefatti la scena tutti i figli della “Canaglia”.

 

( Lorenzo Viani, tratto da “Il figlio del pastore”, 1929 )

Viareggio - Villa Borbone - Cancelli
Viareggio – Villa Borbone – Cancelli

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