“El Contrasto di Carnesciale et la Quaresima” – Primo Canto – 1/4 – raccolto da Luigi Manzoni


Viareggio - Carnevale 2015
Viareggio – Carnevale 2015

El Contrasto di Carnesciale et la Quaresima – Primo Canto – 1/4

I.

Al tempo che volavano e’ pennati
tutte le cose sapevon parlare,
et questo fu concesso da e’ fati
ch’ aveano autorità poterlo fare,
perchè d’ ogni virtute eron dotati,
di far la gratia si volser degnare ;
et secondo che parlano gli ebrei,
durò la gratia giorni quarantasei.

II.

Duo gran potentie nel mondo regnava,
et l’ uno si s’ era dato al temporale,
et nella gola sempre mai studiava,
et questo era chiamato el Carnovale,
di cose ghiotte mai non si satiava ;
et la seconda allo spirituale,
con discipline et digiuni s’ era data,
et era la Quaresima chiamata.

III.

Teneva Carnoval corte bandita:
la mattina et la sera arrosto et lesso,
sempre facendo più splendida vita
e’ magior giotti gli stavono appresso ;
era la gola molto ben fornita
di cose giotte in quantitade et spesso .
s’ egli era al mondo alcuna giottonia
per contentar sua voglia la volia.

IV.

Sempre le mense erano apparecchiate,
di giotti tutte quante stavan piene,
facendo spesso di gran ragunate
con magni desinari et ricche cene;
et triomphava el verno con la state
con fegatelli, starne, tordi et schiene,
con sette pozzi pieni di confetti,
mandole, marzapani et morselletti.

V.

Onde a madonna fu notificato
tutti di Carnovale e’ portamenti,
come alla gola tutto s’ era dato
facendo spesso conviti et presenti,
et nessun giorno mai ha risguardato
et haveva commosso molta gente,
che ciascun l’obediva et honorava,
et tutti per la gola gli tirava.

VI.

La Quaresima fece comandare
per l’universo mondo in ogni lato:
quel che vorrà Carnoval seguitare,
massimamente nel tempo vietato,
a tutti quanti fo notificare,
che di presente sia scommunicato;
et poi a Carnoval mandava un messo,
in questa forma gli scrisse un processo.

VII.

Già all’ orecchie nostre è pervenuto
della golosa vita che tu fai,
et quanto nel mangiare sei dissoluto
che dì et notte non ti resti mai;
sappi che a noi è forte dispiaciuto
in modo che punito ne sarai:
diamoti bando per quarantasei giorni,
che nelle nostre terre tu non torni.

VIII.

Et fu mandato per imbasciadore
un capo d’ aglio forte et arrabiato,
che si partì di nocte con furore
alla pedona, com’egli era usato,
giunse inanzi il giorno di tre hore,
che Carnoval non s’ era ancor levato;
stava nel letto con suoi compagnoni,
mangiavan tordi, migliacci e piccioni.

IX.

Sentendo Carnoval batter la porta,
disse: questo sarà qualche presente,
chi mi dà, chi mi manda, chi mi porta,
tanto son benvoluto dalle gente ?
e comandava presto a una torta:
va, fallo su venire allegramente,
quel capo d’aglio, salito le scale,
presentò quel processo a Carnovale.

X.

Et havendo el tenor di quello inteso,
che gli convien la gola raffrenare,
subitamente fu nel core acceso,
non si restando punto di mangiare;
et comandò che ‘1 messo fosse preso,
volendosi sopra esso vendicare,
a una volpe fé recare un maglio,
et tutta notte fé batter quell’ aglio.

(  Tratto dal “Libro di Carnevale dei secoli XV e XVI raccolto da Luigi Manzoni” , Edito a Bologna presso Gaetano Romagnoli, 1881 )

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