Giusti Giuseppe, Legge penale per gl’impiegati


Illustrazione di Adolfo Matarelli (Mata)  tratta dal libro “Poesie di Giuseppe Giusti illustrate da Adolfo Matarelli (Mata) commentante da un condiscepolo dell’autore”, Firenze 1868
Illustrazione di Adolfo Matarelli (Mata) tratta dal libro “Poesie di Giuseppe Giusti illustrate da Adolfo Matarelli (Mata) commentante da un condiscepolo dell’autore”, Firenze 1868

Legge penale per gl’impiegati (1)

Il nostro sapientissimo Padrone (2)
Con venerato motuproprio impone,
Che da oggi in avanti ogn’impiegato,
Per il ben dello Stato,

(Per dir come si dice) ari diritto;
E in caso d’imperizia o di delitto,
Lo vuol punito scrupolosamente
Colla legge seguente.

Se un real Segretario o Cameriere (3)
Tagliato, puta il caso, a barattiere,
Ficca, a furia di brighe, in tutti i buchi
Un popolo di ciuchi (4) ;

Illustrazione di Adolfo Matarelli (Mata)  tratta dal libro “Poesie di Giuseppe Giusti illustrate da Adolfo Matarelli (Mata) commentante da un condiscepolo dell’autore”, Firenze 1868
Illustrazione di Adolfo Matarelli (Mata) tratta dal libro “Poesie di Giuseppe Giusti illustrate da Adolfo Matarelli (Mata) commentante da un condiscepolo dell’autore”, Firenze 1868

Se un Cancellier devoto della zecca
Sulle volture (5)  o sul catasto lecca,
E attacca una tal qual voracità
Alla Comunità (6);

Se a caso un Ispettor di Polizia
Sganascia o tiene il sacco, o se la spia
Inventa, per non perder la pensione,
Una rivoluzione (7) :

Son piccoli trascorsi perdonabili,
Dall’umana natura inseparabili,
Né sopra questi allungherà la mano
Il benigno Sovrano.

Ma nel delitto poi di peculato,
Posto il vuoto di cassa a sindacato,
Chi avrà rubato tanto da campare,
Sia lasciato svignare.

Chi avrà rubato poco, si perdoni,
E tanto più se porta testimoni
D’essersi a questi termini ridotto
Per il giuoco del Lotto (8) .

Se un real Ingegnere o un Architetto
Ci munge fino all’ultimo sacchetto,
Per rimediare a questa bagatella
Si cresca una gabella.

Se saremo costretti a trapiantare
Un Vicario (9) bestiale o atrabiliare,
Tanto per dargli un saggio di rigore
Sarà fatto Auditore.

Se un Consiglier civile o criminale
Sbadiglierà sedendo in Tribunale,
Visto che lo sbadiglio è contagioso,
Si condanni al riposo.

Se poi barella, o spinge la bilancia
A traboccar dal lato della mancia,
Gl’infliggeremo in riga di galera
Congedo e paga intera.

Se un Ministro riesce un po’ animale,
Siccome bazzicava il Principale (10) ,
Titolo avrà di Consigliere emerito
E la croce del merito (11).

( LEGGE PENALE PER GL’IMPIEGATI )

(1) La casta degli impiegati regii si può dire che in quei tempi fosse privilegiala. Le paghe ed emolumenti, per la somma non erano esorbitanti, ma poiché la moneta aveva un valore relativo triplo di quello che ha al presente, così gli impiegati, dal più elevato all’infimo, avevano modo di provvedere ai bisogni propri ed a quelli della famiglia e in caso di morte, o di impotenza di assicurare una congrua pensione alla sposa ed ai figli. — Fino al 1838, epoca che il presidente Puccini attivò in Toscana i Tribunali collegiali con il pubblico dibattimento, si procedeva nella nomina e promozione degli impiegati un po’ per anzianità e molto per favoritismo: anzi il favoritismo fu elevato a sistema da Vittorio Fossombroni, troppo grande uomo di Stato per il piccolo Granducato della Toscana. Puccini però installò nella nuova Magistratura i migliori leggisti ed avvocati e a tutti i sommi porse invito di prendervi posto. Il senatore Gaetano Giorgini Soprintendente agli Studi, nel 1840 per sua parte chiamò a leggere nelle Università del Granducato uomini sommi di tutta Italia: e mercè di questi due savi e sapienti cittadini e magistrali il favoritismo ebbe un primo e terribile colpo. — All’epoca in cui fu scritta questa poesia nulla di ciò erasi anche fatto , e dal principe come dal popolo gli impiegati erano tenuti in mollo pregio e in singolare considerazione. È doveroso poi il dire che, meno un’ estrema servilità e spesso una proverbiale inscipienza , in generale la condotta degli impiegati era irreprensibile , e le prevaricazioni, le infedeltà in officio , i vuoti di cassa e i ladroneggi erano cose assai rare, sicché eravamo beo lungi dalla corruzione del giorno d’oggi.

(2) Cosi gli impiegati chiamavano il sovrano Leopoldo II.

(3) Si noti come, attesa la somma servilità, l’autore metta assieme, come tuttora costumasi alla Corte di Roma, il titolo e la qualità di Segretario con quella di Cameriere.

(4) Qui, come scorgesi, si allude al favoritismo, che già accennammo.

(5) Dicesi fra noi voltura il trapasso e trasferimento delle proprietà immobiliari dall’uno all’altro possessore.

(6) Comune o Municipio.

(7) Era costume dei birri, non però diffuso in Toscana come nel Modenese e nel Napoletano, di inventare rivoluzioni, cospirazioni e conati di sètte per ingrazionirsi col principe, aver lode di solerti e zelanti ed ottenere premi e pensioni. — Però le sètte esistevano, ma non si scoprivano.

(8) Si allude ad un Vicario Regio che aveva speso nel gioco del lotto il retratto dal rilascio delle

patenti per la caccia. — Trovato un vuoto di cassa egli disse con molto spirito: « Altezza, da questa cassa regia ho messo i denari in quest’ altra. Ho dunque peccato ? »  Questo tratto di spirito lo salvò da un processo.

(9] Pretore

(10) Il Granduca.

(11) La croce dell’Ordine di S. Giuseppe fu istituita nel 1815 dal granduca Ferdinando III. — Bisogna confessare che di quest’Ordine cavalleresco, che era rappresentato da un nastro rosso, e che ebbe esistenza fino al 1859, non ne fu fatto mai spreco e si mantenne in credito.

( Giuseppe Giusti, “Legge penale per gl’impiegati”, tratta da “Poesie di Giuseppe Giusti illustrate da Adolfo Matarelli (Mata) commentante da un condiscepolo dell’autore”, Firenze 1868 )

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