Leopoldo Barboni, Pisa, San Giovanni alla Vena – L’agugliòlo


Pino
Pino

[…] Chi non sa che un vocabolario rispecchiante cento e cento voci scultorie, efficaci, vivide come il sole, usate in certi contadi toscani è ancora di là da venire a giudicare i vivi e i morti ? Del resto, col tempo e con la paglia si maturan le sorbe. Per esempio, son mille e mille coloro che si discervellano e se la pigliano e sbraitano perchè manca la voce per indicare la foglia del pino, che viceversa non è foglia. Ma… manca davvero?

Ecco ; c’è, fra i tanti, un luogo ameno nel Valdarno di Pisa, che si chiama San Giovanni alla Vena, proprio vicino a Vicopisano, che fu patria a quel soave scrittor del ‘300 ch’ebbe nome frate Domenico Cavalca.

Ci son monti dolcissimi e pittoreschi di cui io ho pratica grande, chiomati di pini e pinacchiotti gemicanti ragia dai fusti e dai rami e ramelli ed empienti l’aria tutt’all’intorno di fragranza olimpica. E là su que’ monti vanno a frotte le boscaiole stornellanti e schizzanti sanità dal viso roseo e dai fianchi massicci. E tagliano di quei ramelli e li affasciano, e se li caricano sul cércine, e via, giù giù, si riavviottolano per al paese, sempre stornellanti e ridenti e ciancianti ; e fra una ciancia e l’altra usano spesso una parola incisiva per proprietà somma, quando una foglia di pino punga o raspi loro o la fronte o il collo o un orecchio ; e la parola è agugliòlo.

Oh boscaiole stornellanti sotto il mio dolce e gaio cielo pisano, voi non andaste mai a scuola e faceste bene ; voi non conoscete gli incanti della prosa toscana di frate Domenico Cavalca ; voi non sapete che nelle vostre vicinanze nacque nel ‘300 un altro forte intelletto, Francesco da Buti, commentatore di Dante ; voi non sapete che, vicinissimo a casa vostra, Dante stesso militò fra i guelfi assedianti Caprona, e tra’ guelfi conobbe il Giudice Nin gentil, che, viceversa, fu un gran briccone ; voi non sapete che su pei vostri monti ombrosi e fragranti salì tante volte Galileo Galilei spiante pel cielo, e credo anche per la terra, perchè allora era giovine; oh boscaiole stornellanti, tuttociò voi non sapeste né sapete, voi cognite soltanto della rosea salute e di quanto sia dolce fare all’amore sotto le querci e i pinacchiotti, su un tappeto di borraccina, e di quanto sia saporito il salacchino col pan nero ; e tuttavia voi siete più linguaiole di Pietro Fanfani.

Agugliòlo, dunque, perchè effettivamente quelle che tutti chiamano foglie di pino hanno forma d’un ago da materassaio.

( Leopoldo Barboni, tratto dal racconto  “Carducci e la bionda Maria” dal libro “Geni e capi ameni dell’ottocento”, Bemporad & Figlio, editori, 1911 )

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