Pirro Giacchi, Cicalata sui fegatelli


Maiali
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CICALATA SUI FEGATELLI dettata da CECE e recitata da SUCCHIELLINO, Chierico del Piovano Arlotto nell’ ultima cena del Carnevale.

I porci. Signori, io sostengo essere i migliori tra gli animali che servono al nostro nutrimento; dunque il fegatello è l’ottimo fra le pietanze della cucina.

Da questo sillogismo si desume come corollario che il fegatello è migliore del peduccio e del lombo arrosto :

Figatillus melior est pediculo, lumboque roteato.
— Seneca, de systemate culinario.

Di fatti gli antichi Egiziani adoravano il fegatello sotto il velame della rete, e lo credevano un mezzo sicuro per un buon corso di digestioni. Il fegatello passò dall’Egitto in Grecia, e fu riserbato fra i premi ai vincitori del cèsto. Sotto il regno dì Mastrilli nella ventesima prima Olimpiade , Rinaldo di Montealbano mangiò 92 fegatelli, mentre Pindaro portava i porci alle stelle con gl’inni immortali. Roma sotto i Califfi gustò per la prima volta il suino boccone, e nacque tra gli Apici contesa se freddo o caldo dovesse imbandirsi. Cicerone nonno della latina eloquenza, eletto giudice, divorò dieci pezzi diversi, e ritornò in senato masticando e tacendo: cosi fu definita la gran lite che tenne per tanto tempo diviso il popolo di Quirino.

AI cadere dell’Impero di Occidente, Attila introdusse i fegatelli nelle trattorie, e allora a Londra, a Parigi, a Berlino fu gara di fegatelli ne’ più allegri ritrovati. Gli zerbinotti portavangli attaccati tra i ciondoli dell’orologio, e le dame, ad esempio della Regina Cleopatra se n’empivano le borse e le tasche: i poeti poi, specialmente Bacone da Verulamio e Cristoforo Colombo, cantarono in coro i pregi dei fegatelli, e li sostituirono alle bacche nelle corone che cingevano loro la fronte. Da quel tempo il fegatello e l’alloro furono giudicati inseparabili compagni.

Ma il momento più bello dei fegatelliani trionfi ce lo descrive Diodoro Siculo nella vita di Castruccio Castracani. Io non fo che tradurre dell’arabo le sue stesse parole.

« Per la morte di Patroclo venne il rovello a quel ragazzaccio d’Achille, e sacrò di distruggere Troia con tutti i troiani ed i troiolini che vi erano dentro; e però, dopo avere ammazzato Ettore, e gli altri che erano restati fuori a fare i bravacci, il giovedì grasso dopo desinare si incamminò, armato come un Saracino, verso la tremula città pergamena. Stavano sulle mura gli abitanti, e i bambini strillavano come tanti tordi impaniati, mentre i guerrieri si risolvevano nei materiali effetti della paura. Achille trovò chiusa la porta Scea; e poiché in quei tempi a porte chiuse non s’entrava, prese l’eroe una cervigambàle rincorsa, e sferrò una macignea pedata sulle quercine tavole. Il corrosivo tarlo, figlio del Tempo, e della Dea soffitta, per ordine dell’occhivacca Giunone, avea in due lustri spolverizzata tutta la polpa del cardinoso ligneo serrame, sicché al tremendissimo colpo cadde infranto come un veggio sfuggito di mano a un curato che dice l’uffizio. Apparve allora l’interno della reggia, ed Ecuba e le cento nuore si strapparono le creste: il Pelide intanto s’inoltrava con una pistola alla mano, sbuffando come un istrice e bestemmiando peggio di un eretico, quando all’angolo d’un chiassuolo gli si fece incontro Polissena, la più giovane e vaga figlia di Priamo. Ella teneva infilato nella forchetta un bel fegatello e lo accostò con grazia sotto il naso del feroce guerriero: a quella vista, a quell’odore cadde l’ira del Tessalo ; e se non era la freccia di Paride egli avrebbe sposata Polissena, e sarebbe divenuto campione di quella Troia, che aveva giurato di abbattere. »

Fin qui Diodoro Siculo

Catilina poi nel suo celebre trattato dei Tartufi ci narra come a Giove un giorno fu regalato da Mercurio di un bel piatto di fegatelli, i quali tanto piacquero al padre degli Dei, che indirizzò al Porco un lusinghiero complimento: il porco profittando del favore, e volendo ormai trarsi dal fango, e seguitare padron Mercurio nelle sue gite, chiese a Giove il dono delle ali; ma Giove bruscamente rispose: Mai ale; e quelle due parole unite insieme, diedero fin d’allora il secondo nome al nostro porco.

Ma Mercurio perorò la causa del setoloso cliente, ed il Tonante per immortalare i fegatelli ne sotterrò due in Creta, che indurando e vegetando, diedero origine alla famiglia di quei bulbi odorosi, noti sotto il nome di tartufi. Questi conservano ancora la forma ed il colore dei fegatelli, e scavati per privilegio dai maiali loro autori, formarono e formano la delizia delle mense lussuriose.
[…]

Né basterebbe una lunga ora a raccogliere tutti i pregi sulla pietanza di cui ho sbozzato l’elogio; sicché taglio corto, e fatto un brindisi alla salute di chi mi ha invitato e di tutti quanti i commensali, compreso me, do fine alla mia chiacchierata.

( Pirro Giacchi, “Cicalata sui fegatelli” tratta da “Il Guazzabuglio ossia varietà di poesie e saggio di prose” , Firenze, 1875 )

One Comment Add yours

  1. Trutzy scrive:

    Ciao, ho capito che sei toscano e molto orgoglioso di esserlo, che vuoi preservare le memoria degli scrittori della tua terra che sono poco conosciuti fuori da certi ambienti. Toglimi una curiosità: chi era Pirro Giacchi? Scrivi una breve biografia su wikipedia perché non c’è.

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