Pirro Giacchi, Firenze – Il programma del Teatro della Quarconia


Firenze - Foto tratta dal libro "Firenze" di Nello Tarchiani, 1878
Firenze – Foto tratta dal libro “Firenze” di Nello Tarchiani, 1878

Per il solito s’incominciava con una tragedia di autore vivente : da questa si passava a un pezzo d’opera in musica : quindi c’era un ballo e un concerto: e da ultimo la farsa, o il giuoco de’ bussolotti. Nella recita in benefizio di Scardassa, che da lupinaio passò alla Quarconia a far da primo Uomo, io che buttai 6 crazie sul vassoio, ebbi il privilegio di un manifesto del trattenimento, trascrittomi in carta sugante dall’Impresario: e diceva cosi:

1° Due atti a scelta della platea del Crispo del sig. Quaratesi
2° Giuochi di forza e destrezza eseguiti dal celebre sig. Rogantino delle Conce e Compagni.
3° Concerto di violino e trombone dei SIG. N. N.
4° Maometto secondo, ossia la presa di Costantinopoli, ballo storico con trombe, tamburi, cannoni e bandiere.
5° Finalmente il tanto applaudito Pantomima dei due Pretendenti.

Se per due grazie vi par poco, fatevi rifare il resto.

Ma già il gobbo Masoni dà principio con le strida del suo violino — La Platea schiamazza e rutteggia — I Signori dei palchetti fischiano come biacchi — Le Ciane leticano — I Beceri si chiamano a nome… Entriamo, entriamo, che l’ora è matura.

Il Teatro della Quarconia era un parallellogrammo con Logge sorretto da colonne di legno, che cosi lateralmente formavano due corsie. Le solite panche a doppia fila, comodissima l’orchestra, e il palco scenico ampio quasi quanto la platea; quindi adatto a balli e a spettacoli d’ogni genere. L’aspetto, di giorno non ne riusciva sgradito. Dico di giorno perchè la sera il teatro non si vedeva che mezzo: molti lumi sul proscenio, due soli dalle parti, e buio pesto in fondo, dacché la lumieruccia di mezzo serviva solamente per il mezzo. Era una distinzione di luce e di tenebre, come ai primi giorni della creazione.

Ma se vi erano gente illuminata e gente oscura, l’accordo morale sarebbe slato invidiabile in tutti i parlamenti del mondo: non erano men vive le discussioni, e i conflitti di plausi d’urli e di fischi; pure ogni tempesta finiva colla pace comune e col comun consenso.

( Pirro Giacchi, “Reminiscenze notturne fiorentine” tratto da “Il Guazzabuglio ossia varietà di poesie e saggio di prose” , Firenze, 1875 )

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