70° Anniversario della Liberazione – La Bandiera del Circolo Socialista di Merizzo (Ms)


Partigiani della Brigata "Leone Borrini" nei giorni successivi alla Liberazione - Foto tratta da "Patria Inidpendente" 27 febbraio 2005
Partigiani della Brigata “Leone Borrini” nei giorni successivi alla Liberazione – Foto tratta da “Patria Inidpendente” 27 febbraio 2005

Una ricostruzione delle vicende legate alla Brigata “Leone Borrini” non può tuttavia prescindere dalla storia del piccolo paese di nome Merizzo (a 7 km da Villafranca di Lunigiana) dove la brigata fu costituita all’indomani dell’8 settembre 1943. La partecipazione dei giovani merizzani alla guerra di Liberazione e il sostegno della popolazione furono pressoché generalizzati, al punto che il paese divenne ben presto uno dei principali centri dell’organizzazione partigiana. Per questo motivo ancora oggi l’esperienza di lotta partigiana condotta a Merizzo è indicata come un esempio di straordinaria coesione popolare; un aspetto di cui sembrano essere ben consapevoli i suoi abitanti quando nelle interviste ci ripetono, non senza un certo compiacimento, la frase: «a Merizzo eravamo tutti uniti». E in effetti può capitare da queste parti di sentir parlare di Merizzo come della “Collina Rossa”: così come ebbe a definirla un giovane protagonista di quegli eventi, Riccardo Vinciguerra “Rigo”, in uno dei suoi romanzi storici dedicati alle vicende della Brigata “Leone Borrini” e del suo paese.
[…]

Il paese si qualificò come roccaforte antifascista fin dai primi anni del regime, quando la bandiera del locale Circolo Socialista (inaugurato nel 1911), fu difesa dai ripetuti tentativi di requisizione operati dalle squadracce fasciste provenienti dai paesi vicini.

La difesa del drappo rosso ha avuto non poco peso nella costruzione dell’immaginario e delle coscienze di questa piccola comunità anche se dopo qualche tempo, a causa delle continue vessazioni dei fascisti, i merizzani dovettero cedere nella loro resistenza e la bandiera fu portata via dal paese. Tra questi paesani più di tutti si distinse l’antifascista Orlando Borrini che pagò a caro prezzo il suo ostinato attaccamento alla bandiera. I suoi figli, Elsa e Dino (attuale Presidente dell’ANPI di Villafranca), che videro bambini la bandiera tra le mura di casa, quando poco più che ventenni furono coinvolti nel fuoco della storia, non ebbero dubbi sulla scelta da compiere; per loro la lotta di Liberazione fu anche un modo di onorare la memoria di un padre e riscattare l’offesa subita di quella bandiera sottratta alla loro casa e al loro paese. Nel dopoguerra la bandiera fu ritrovata da Ada Marchesini Gobetti ed esposta dal 1981 al 1996 a Torino nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano.
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( Simona Mussini, Alessio Giannanti e Luca Madrignani, brano tratto dall’articolo “Un archivio per non archiviare la storia” su “Patria Indipendente”, 27 febbraio 2005 – Articolo completo consultabile all’indirizzo : www.archividellaresistenza.it  )

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