Bruno Cicognani, Creature


Firenze - Piazza SS Annunziata
Firenze – Piazza SS Annunziata

Ma in piazza la Santissima Annunziata, dalla parte a quest’ora esposta al sole, verso via della Sapienza, c’è, finalmente, un qualche cosa che stempra la mia solitudine: una bambina grande e un ragazzo, cenciosi, sugli scalini, a sedere; e un’altra bambina, cenciosa, che viene e va dalla fontana a certi mucchi di pietre per il lastricato scaricate lì e ammassate per ritto.

Son tre creature rifiuti, di quelle che ronzan, di solito, intorno a’ tavolini dei Caffè in Piazza Vittorio Emanuele e che alle persone a modo repugnano, iì ! fanno schifo: strappate sbrindellate, col viso a gore, la bocca tinta, il naso moccicoso; vendono fiammiferi, pigolano l’elemosina, ladrucchiano e appena anno un soldo lo giocano a battimurino.

Ma oggi si vede che questi son stati presi dalla pigrizia romantica: la stessa che spinge me talvolta di là d’Arno dov’essi son nati, nel di là d’Arno dove non ci sono le insipide case borghesi: ci sono i palazzi antichi dal sonno di pietra, e le strade marcie — l’umido di Boboli — e i vicoli paurosi colle botteghe buie e le file delle case a ridosso con tutti i cenci a mostra e la gente che butta fuori, vociando, tutta la propria miseria…. all’improvviso, al di là d’altissimi muri, alberi melanconici di giardini vecchi, e silenzio.

Oggi son, loro, venuti nella piazza signorile — è così signorile! — le tre creature che son di là d’Arno; e questa parte assolata di piazza l’adoprano, un po’ di tempo, per loro salotto.

La bambina grande seduta sullo scalino di cima, rapata com’un maschio — un par di ciabattaccie, le calze di cotone grosso (forse da nuove eran bianche) a ciondoloni giù sotto i ginocchi — s’è fabbricata una bambola : finisce d’agghindarla ; e il ragazzo seduto sullo scalino di sotto, col mento sopra la coscia di lei, guarda incantato come è stata brava: ell’aveva una pezzola per più usi: il più geniale, di farne una bambola; aveva i legacci alle calze, s’è sciolta le calze: così ora si vede che la bambola à una testa, un collo e una lunga sottana. Ma pe’ bambini poveri i loro fantocci bisogna che siano signori : vestito bello…. un manto, che la bambola sembri una granduchessa….
[…]

Intanto l’altra bambina — un piede col calzino in una ciabatta, l’altro piede nudo in uno zòccolo — va e viene dalla fontana alle lastre ammassate; ci à fatto, sopra, una stesa di vetrini colorati, di palline variopinte e di fettuccia di raso e anche di velluto scarlatto, verdone, giallo e ponsò e porta via via ciascun pezzetto del proprio tesoro a lavare sotto la fontana, che, quand’è bagnato, é più bello, luccica, per un momento, come una cosa preziosa. E s’infradicia tutta anche lei, è fradicia mézza, fradicia intinta di felicità.

( Bruno Cicognani, tratto dal racconto “Creature”, dal libro  “Il figurinaio e le figurine” , pag. 53/54/55  – Vallecchi Editore Firenze – 1920 )

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