Rosaria Bertolucci, La tradizione del Maggio


Il "Maggio" in Versilia - Foto tratta dal libro "Vecchia Versilia" di Valeriano Cecconi - Tellini Editore, 1981
Il “Maggio” in Versilia – Foto tratta dal libro “Vecchia Versilia” di Valeriano Cecconi – Tellini Editore, 1981

Il maggio ha le sue origini remote nei riti propiziatori primaverili. […]

Il maggio classico, che si svolge senza alcuna interruzione per la durata di tre ore, recitato all’aperto, senza alcun guadagno al di là della bevuta finale, è composto di quartine o quintine di ottonari da cantarsi sempre secondo lo stesso motivo, una cantilena che Pea definisce “declamazione, e non canto”.

Del resto i maggianti hanno voce non istruita al canto che esce da organi di robustezza eccezionale. Il testo, manoscritto o tramandato oralmente, è soggetto, prima di ogni rappresentazione, ad una serie di rifacimenti e di rielaborazioni. Il capomaggio, regista e suggeritore, sempre sulla scena, è detto Rotolante, quando comanda i movimenti e Indettatore, quando suggerisce le strofe.

I maggianti vestono pittoreschi costumi fatti in casa, perfino con la latta di vecchie scatole instoriate da diciture di reclame, quando cantano stanno sulla punta dello stivaletto col petto in avanti come stanno i galli e il gesto ricorda grottescamente i guerrieri dei bassorilievi greci.
[…]

( Rosaria Bertolucci, tratto da “La tradizione del Maggio” , dal libro “Pea, uomo di Versilia”, 1978 – Edizioni della Fontana )

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