Enrico Pea, Lo spirito del nostro popolo


Seravezza
Seravezza

Lo spirito del nostro popolo, ahimè, si è guastato: il dono di sentire le cose semplici e di amarle senza bacati intellettualismi è riservato a chi è innocente.
[…]

Così una parte del popolo… si va di anno in anno perdendo dietro falsi ideali di ogni genere… la paura di non essere istruiti e moderni, ha cambiato i vestiti di dosso oltre ai lavoratori delle officine, anche a quelli delle cave, della terra e del mare, il cui vivere diviene senza conforto prossimo e lontano. Volontari della loro sperpetua, a cuore arido si sono accostati al veleno che li nutrisce in disperazione. Conscritti unicamente di sterile bene: schiavi della materia. Difensori della carcassa animale che intristisce presto come quella di un asino e come risultato: sventurati! si sono armati contro la poesia.

( Enrico Pea, tratto da “Il Maggio in Versilia, in Lucchesia e in Lunigiana” , 1953 – pubblicato da Carpena editore nel 1954 )

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