Aurelio Gotti, Il David di Michelangelo


Firenze - David
Firenze – David

[…]   Nel 1501, Michelangelo, giovane ancora di ventisei anni, ma già molto in fama, faceva da Roma ritorno in Firenze. Gli Operai di Santa Maria del Fiore avevano nei loro magazzini un grande marmo, il quale era rimasto, come dire, mal condotto e storpiato, da un tal maestro Bartolommeo di Pietro detto Baccellino, il quale ebbe il carico di cavare ed abbozzare una seconda statua alla cava di Carrara, e la storpiò; il Vasari invece aveva detto essere stato quel marmo guasto da maestro Agostino d’Antonio di Duccio scultore, il quale vi aveva cominciato nel 1464 a fare un gigante, e non era riuscito.

Questo marmo cosi in parte e malamente tagliato, pensarono gli Operai di dare a Michelangelo, perché e’ ne facesse una statua come meglio gli potesse riuscire. Michelangelo acconsentì, e come furono i patti convenuti, fece di cera un modelletto, rappresentante David con la frombola in mano, in atto di scagliare il sasso, che uccise il gigante Golia. Che statua sia il David di Michelangelo, non è chi nol sappia in tutto il mondo, è nell’ arte moderna quello che nell’antica l’Apollo di Belvedere; però a chi la guardi bene, in specie nella schiena, non è difficile scorgere alcune delle prime scarpellate date in quel marmo da maestro Bartolommeo, e sulle quali non potè ripassare con la sua mano il Buonarroti, per non assottigliare di troppo la figura, come si dice, da petto a reni.

Questo difetto di marmo, già esistente, fece apparire un miracolo l’opera del Buonarroti, quasi che traendovi fuori quella figura così viva e così in ogni sua parte compiuta, avesse egli risuscitato uno che era morto. Ai 25 gennaio del 1504 questa statua doveva essere presso che finita, avendo in detto giorno gli Operai del Duomo che l’avevano commessa, convocato ed adunato quanti erano in Firenze riconosciuti abili a dare un giudizio circa il luogo, per ogni rispetto ad essa statua conveniente; e furono chiamati d’ogni professione e d’ogni classe di cittadini.

E furono:

Andrea della Robbia,
Benedetto Buglioni,
Giovanni delle Corniole, Attavante miniatore,
messer Francesco araldo della Signorìa,
Francesco Monciatto legnaiuolo,
Giovanni piffero (padre di Benvenuto Cellini),
Lorenzo della Volpaia,
Buonaccorso di Bartoluccio (nipote di Lorenzo Ghiberti),
Salvestro gioielliere,
Michelagnolo orafo (padre di Baccio Bandinelli),
Cosimo Rosselli,
Guasparre di Simone orafo (padre di Bernardo Baldini detto Bernardino),
Lodovico orafo e maestro di getti (padre di Lorenzo Trotti detto Lorenzetto, scultore),
Andrea detto il Riccio orafo,
Gallieno ricamatore,
David del Ghirlandaio,
Simone del Pollaiolo detto il Cronaca,
Filippino Lippi,
Sandro Botticelli,
Giuliano e Antonio da Sangallo,
Andrea dal Monte Sansavino,
Chimenti del Tasso,
Francesco Granacci,
Biagio pittore (Tucci),
Bernardo di Marco (detto della Cecca, legnaiolo ed architetto),
Pier di Cosimo,
Leonardo da Vinci
e Pietro Perugino.

 

Erano in questa, che oggi si sarebbe detta commissione, rappresentate tutte le arti del disegno, perchè allora si teneva che chi avesse in una di esse esperto l’occhio e la mano, anche nelle altre potesse e dovesse dare un giudizio sicuro, così che per esempio in opera di scultura non pareva strano che si ricercasse il giudizio de’ pittori ed anco di legnaioli, e in una di pittura quello degli architetti, degli scultori e degli orafi.
[…]

( Aurelio Gotti, brano tratto da “Storia del palazzo Vecchio in Firenze”, 1889 )

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  1. fulvialuna1 scrive:

    Molto interessante.

    Mi piace

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