Corrado Ricci,  Volterra – Le Mura


Volterra - Le mura a Porta di Docciola - Foto tratta dal libro "Volterra" di Corrado Ricci, 1905 – Istituto Italiano d’Arti Grafiche
Volterra – Le mura a Porta di Docciola – Foto tratta dal libro “Volterra” di Corrado Ricci, 1905 – Istituto Italiano d’Arti Grafiche

Volterra è una delle città italiane meno conosciute dagli Italiani! — Certo n’è causa, per molto, la sua postura altissima e lontana dalle grandi linee ferroviarie, anzi pur dalle secondarie e dalla stessa stazione che porta il suo nome : ma forse n’è causa anche l’esser troppo e solo celebrata per le antichità etrusche, ciò che fa credere agli amatori dell’arte medioevale e della Rinascenza, che lassù non si trovino che rozzi avanzi di gigantesche mura e tenebrosi ipogei.

Noi speriamo che questo libro, non tanto per le cose che dice, quanto per le cose che riproduce, condurrà a diversa opinioìne, divulgando che, oltre ai resti, veramente mirabili, delle antichità etrusche, Volterra conserva cospicui monumenti d’ogni tempo e una magnifica raccolta di cose d’arte.

E poiché è ragionevole vanto d’una città anche la bellezza naturale del luogo in cui sorge e del paese che la circonda, ci sarà facile mostrare che Volterra, per l’immensità dell’orizzonte che domina e per lo splendido orrore delle sue balze, non merita minore ammirazione che pel suo patrimonio artistico.

Prima di visitare Volterra, giriamole intorno. Vediamo anzitutto i grandiosi resti della sua cinta etrusca. Guarderemo poi le mura più raccolte, più conservate o ristaurate della cinta medioevale, quelle che oggi ancora fasciano la città senza più bisogno di proteggerla. Non sono per lunghezza che la terza parte della cinta etrusca, la quale misura ben nove chilometri. Ma questa straordinaria ampiezza e le sinuosità delle valli e dei botri per cui s’ingolfa, e la ripidezza delle sponde per cui s’inerpica e risale, e gli ineguali poggi che gira e protegge, lasciano pensare che la cinta etrusca contenesse ben maggiore spazio che quello coperto dal caseggiato. Come un campo trincerato, in essa erano certo grandi orti e tratti boscosi.

Su tutto, poi, il giro dei poderosi massi doveva essersi spinto ad abbracciare quante più fonti poteva, così necessarie alla vita, sempre, e forza suprema di resistenza negli assedi. Inoltre conveniva ch’entro a ripari trovasser posto, durante la furia delle scorrerie nemiche, gli abitatori e lavoratori della campagna, se pure nel sogno degli Etruschi, lontani dal sospettare i trionfi di Roma, non era l’illusione che la ricchezza e la grandezza di Volterra avrebbero saputo man mano riempire di vita e d’operosità l’immenso anello di macigno.

Forse, dunque, il vero e proprio abitato etrusco dovette occupare, su per giù, l’area della Volterra medioevale che è pur quella della moderna, ossia la parte più elevata del monte, spingendosi appena con qualche tentacolo lungo le parti piane […].

( Corrado Ricci, brano tratto dal libro “Volterra”, 1905 – Istituto Italiano d’Arti Grafiche )

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