Romualdo Pantini, San Gimignano – Le torri


San Gimignano - Le cinque torri viste dalla Collegiata - Foto tratta da “San Gimignano e Certaldo” – 1904, Istituto Italiano D’Arti Grafiche
San Gimignano – Le cinque torri viste dalla Collegiata – Foto tratta da “San Gimignano e Certaldo” – 1904, Istituto Italiano D’Arti Grafiche

All’ampia e chiara scalinata della insigne Collegiata si oppone l’ampio voltone dell’antico palazzo del Potestà. E quando nella sera ( per esempio in una vigilia di Santa Fina ) dal tempio chiuso si odono le prove del canto e la sinfonia grave dell’organo, in quel voltone cupo bisogna entrare e sedere sui rozzi muriccioli per sentirne gli echi come magicamente raccolti in una caverna montana.

Forse il voltone è la parte più vecchia del palazzo che sorse nella seconda metà del duecento, e nel 1337 fu ingrandito e in seguito servì di albergo e di ospedale, poi per l’arte della lana, per le scuole e finalmente per teatro.

L’alta torre che lo sormonta fu curiosamente  detta la Rognosa: e forse in grazia del nome molto l’amano i corvi. Ora più comunemente è detta dell’ Orologio, che del resto vi fu posto fin dal 1407. […]

Sopra uno zoccolo di belle pietre scalpellate, con la magnifica torre intatta, con l’arringo e con la pittoresca corte, essa ci offre un complesso di suggestiva armonia. Poiché  il fascino principale di S.Gimignano resta sempre il numero delle sue torri, in un ambito veramente limitato.

Tra quelle conservate e le dimozzicate e sbassate se ne contano tredici; ma nel cinquecento erano ancora venticinque. E l’attaccamento che i terrazzani sentono per la loro città torreggiante si  è conservato vivissimo, anche dopo che il significato ideale di questi rudi stocchi di pietra si è spento con la libertà del Comune con le rivalità delle famiglie con l’asprezza delle fazioni.

Ricordiamo anche noi che il Consiglio nel 1602 non temè di offendere i diritti privati ordinando a tutti di conservare le torri e a chi le aveva già guaste di rifarle « per la grandezza della terra » .

Ma fu tra il duecento e il trecento il miglior tempo in cui questi agili prismi di travertino o di macigno si avventarono contro il cielo, spesso anche binati così da sembrare due robuste braccia imploranti su la casa del Signore.   Ed erano segni esterni di potenza e di nobiltà come altrove; ma non potevano superare in altezza i 51 metri della Rognosa.

E come altrove, le torri hanno davanti una piccola porta arcuata o squadrata e i fianchi interrotti da finestrelle anguste e dai soliti fori adorni di mensole fino in cima: e questi fori creati dalla necessità logica della costruzione restavano così un motivo decorativo e mezzo opportuno ai palchi pei risarcimenti per le difese e le offese, pei sollazzi.

Le più belle e le più salde erano e sono tuttavia entro il cerchio primo del castello: le torri gemelle degli Ardinghelli fra tutte le private meritano la palma per la conservazione e la solidità imponente.  […]

( Romualdo Pantini, brano tratto da “San Gimignano e Certaldo” – 1904, Istituto Italiano D’Arti Grafiche )

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