Jack La Bolina, L’Arcipelago Toscano


Elba - Porto Longone - Foto tratta da “L’Arcipelago Toscano”, Istituto Italiano d’Arti Grafice Editore, 1914
Elba – Porto Longone – Foto tratta da “L’Arcipelago Toscano”, Istituto Italiano d’Arti Grafice Editore, 1914

Qui la fantasia evoca la Venere tirrena consanguinea dell’ellena Afrodite. La prima emerge dal grembo profondo delle acque spumose, illumina del suo sorriso divino i luoghi circostanti e vi suscita tal vento d’amore che il fremito ancora ne perdura. Ma ecco che ella insuperabilmente bella si stacca il monile dal collo e le gemme, precipitando in mare, vi si trasformano in altrettante isole dell’alto Tirreno.

Codesta genesi immaginaria ha lor concesso caratteri rimasti indelebili, per cagion dei quali i pallidi raggi del mattino le pingono delle iridescenze luminose per cui l’opale è pregiato; i possenti raggi del meriggio le carezzano di pennellate in cui il carminio si alterna col verde cupo; ed al tramonto mentre l’Elba, agli occhi intenti del navigante dilettato, appare come un enorme diaspro sanguigno uscito fuori da una ganga di crisopraso, Capraia, Gorgona, Palmaiola, Cerboli, la Troia, Pianosa, Montecristo, Giglio e Giannutri (che alla maggiore isola fanno corona) rispecchiano analoghe, sebbene più attenuate, tinte a seconda della lontananza da chi le ammira; si che nell’istesso istante in cui il sole veste l’Elba di porpora, esso getta su Giannutri un manto glauco, uno zendado cilestrino sul Giglio alpestre e posa sopra i dirupi di Montecristo un velo rosato.

L’antichità fu consapevole e rispettosa della venustà dell’Arcipelago Toscano.

I Romani, impadronitisene per forza di armi, lo trasformarono in una vera collana di luoghi di delizia.

.I barbari continentali, poiché ebbero prostrato al suolo l’Impero, trascurarono di invadere le belle isole: di guisa che i monaci vi trovarono asilo. Questi trasformarono le sontuose ville patrizie in laboriosi cenobi.

Ma i Saraceni, onda barbarica cui la nave era consueta e familiare, sbarcarono nell’Arcipelago e lo desolarono.  Scacciati poi quei predoni dal propinquo mare, i cittadini dei Comuni di Pisa e di Genova se ne disputarono il dominio.

Le isole soggiacquero più tardi a diverse signorie non tutte provvide; e nemmeno lo è in via assoluta, la presente; la quale, se ha edificato un potente faro benefico ai naviganti sull’altura di Giannutri, ha non di meno contaminato Gorgona e Pianosa riducendole a luoghi di espiazione, e Capraia trasformando in sede di relegazione temporanea. […]

( Jack La Bolina – brano tratto da “L’Arcipelago Toscano”, Istituto Italiano d’Arti Grafice Editore, 1914 )

5 Comments Add yours

  1. fulvialuna1 scrive:

    La leggenda mi è nota, ma il suo fascino è intramontabile, come fascinoso è questo racconto. grazie per queste belle “chicche” che mi offri ad ogni passaggio.

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Grazie a te per il commento

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  2. marzia scrive:

    Ignoravo il nome di diverse isole…

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Nei prossimi giorni penso di pubblicare alcuni brani (credo interessanti) relativi alle singole isole dell’Arcipelago Toscano.
      Saluti

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      1. marzia scrive:

        Ok, li leggerò con piacere.

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