F. Bargagli-Petrucci, Montalcino


 Montalcino - Panorama - Fotografia tratta da “Pienza, Montalcino e la Val d’Orcia Senese” – Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1911
Montalcino – Panorama – Fotografia tratta da “Pienza, Montalcino e la Val d’Orcia Senese” – Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1911

A Poggio alle Mura la Val d’Orcia finisce e comincia la Val d’ Ombrone che attraversando foreste abitate da cinghiali si avvia alla volta della forte Maremma. Ma come potremmo vagare per queste campagne severe e silenziose e non salire fino alla città di Montalcino che sulle alte pendici sacre a Bacco e alle Ninfe par che ci chiami per confidarci la sua storia gloriosa ?

La via principale che da Poggio alle Mura conduce a Montalcino è quasi sempre ombreggiata da boschi e da ulivete o fiancheggiata da vigne e Montalcino apparisce improvviso ad una svolta di strada, mostrandoci la ròcca mezzo nascosta dall’edera e incorniciata dai grandi cerri di un bosco vicino.

Al di là di quelle mura smantellate dal Medici si distende in semicerchio la città che occupa tutto un breve altipiano e scende alquanto giù per la china opposta distendendovi le sue casette bianche come lembo di tovaglia ricadente da una tavola.

Poi le mura della città e di là i campi così grigi di ulivi e cosi verdi di vigne che sembrano giardini. Qualche cipresso e qualche pino segnano i confini rustici ; qualche campanile e molte case di contadini rompono la gaiezza del verde, disseminandosi nel fianco del monte fin giù alla valle dove scorre serpeggiando l’Ombrone.

Buonconvento, il paesello inquadrato cinto da mura dove spirò con l’imperatore Arrigo ogni speranza ghibellina, par quasi disegnato sopra una immensa carta topografica.

Dietro ad esso la Val d’Arbia feconda si allunga fino ai lontani monti del Chianti, stretta sui lati dalle colline grigie delle crete di Asciano e da quelle verdi delle cerrete di Murlo.

A destra Torrenieri, castello guardastrada e stazione della posta romana; a sinistra, vicino all’Ombrone, Castiglion del Bosco e l’antica famosa Badia Ardenga ; poi una serie infinita di colli che in vago disordine inseguendosi da Roccastrada, Gerfalco e Montieri, cime ardite di monti solitari e arcigni, giungono fino alla Montagnola e a Monte Maggio che, quando l’aria è limpida e il sole l’illumina, fa da fondo a Siena e alla sua torre del Mangia.

La vista è sorprendente, il suolo è generoso, l’arte vi ha lasciati tesori di chiese come quelle di S. Francesco e di S. Agostino e le vie della città scoscese e tortuose sono piene di sorprese incantevoli, di panorami deliziosi, di frammenti cari all’artista.

La torre del Palazzo Comunale, che fu già Potesteria, somiglia un po’ la gran torre di Siena.   […]  Un tentativo di raccolta artistica si trova in una sala dove sono riunite diverse tavole dipinte e il gran vessillo di seta che sventolò su le torri della rócca invocando « libertà » anche quando Siena era già caduta in mano dell’esercito mediceo-cesareo.

Gli affreschi delle chiese sono tutti di artisti senesi ; vi è la chiesa dei Senesi ; case e vie con nomi di famiglie di Siena. Siamo in una piccola Siena, anzi possiamo dire che siamo nel cuore stesso di Siena. La stessa disposizione delle vie, l’architettura delle case e dei palazzi, la configurazione intera della città, la lingua, gli affetti sono quelli della città di Cecco Angiolieri.  […]

(F. Bargagli-Petrucci, brano tratto da “Pienza, Montalcino e la Val d’Orcia Senese” – Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1911 )

One Comment Add yours

  1. fulvialuna1 scrive:

    Queste descrizioni sono poesia…

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