Renato Fucini, E com’era bella e ricca a quei tempi Livorno!


Livorno - Piazza Vittorio Emanuele fino al 1915 - Foto tratta da “Livorno” di Pietro Vigo – Istituto Italiano d’Arti Grafiche,  1915
Livorno – Piazza Vittorio Emanuele fino al 1915 – Foto tratta da “Livorno” di Pietro Vigo – Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1915

E com’era bella e ricca a quei tempi Livorno!

La sua vantaggiosa posizione sulle coste tirrene, l’ampiezza e la comodità dei suoi bacini, il privilegio del porto franco, l’energica operosità dei suoi cittadini e le diverse condizioni politiche e commerciali dell’Italia a quei giorni, ne avevano fatto lo scalo più importante del Mediterraneo. Le vie per e dall’Egitto, da Tunisi, dall’Algeria, dal Mar Nero e dall’estremo Oriente erano affollate di navi di tutti i tonnellaggi e di tutte le bandiere; la sua darsena pareva un canneto di alberi e una ragna di gomene, la ricchezza vi si riversava da tutte le parti del mondo, e le vie della città risuonavano di voci d’ogni paese e brillavano di costumi d’ogni foggia, d’ogni stoffa e d’ogni colore. Ripensando alle impressioni in me suscitate da quella vista, mi par di sentirmi come se avessi fatto il giro del mondo, meno la spesa, i pericoli e i disagi.
[…]

Come accade nei luoghi di mare, spesso sentivo parlare di salvataggi di persone in pericolo d’annegare. Sentivo descrizioni drammatiche del fatto ed elogi alla intrepidezza dei salvatori. Esaltandomi a quei racconti, mi entrò nella testa la smania di farmi anch’io un nome celebre in quel genere di operazioni, tanto più che già conoscevo l’azione eroica di Garibaldi, del quale si cominciava allora a parlare con infuocato entusiasmo, il quale, nel porto di Nizza, aveva salvato, da bambino, un suo coetaneo. Volevo anch’io salvare qualcuno e ne cercavo l’occasione con ardore, fidando sulla mia sveltezza nel nuoto, che era davvero superiore alla mia età. Avevo allora nove anni circa.

Una sera, condotto con alcuni compagni dal pittore Baldini, alla solita pesca dei crògnoli lungo un fosso remoto della città, me ne stavo tutto intento alla fruttifera occupazione, quando sento a poca distanza strilli disperati di donne e di bambini. Corro a vedere di che si tratta e vedo un povero piccino di cinque o sei anni, cascato nell’acqua, e intorno a lui, lungo il muro dello scalo, una turba di donne scapigliate e di ragazzi che gli porgevano cenci e pertiche perchè vi si agguantasse; e gli facevano coraggio, con gran confusione di parole e di voci. Appena arrivo lì, spicco un lancio, e giù nell’acqua accanto al bambino che mi si avviticchiò subito alle gambe come un polpo.

L’occasione mi si era presentata: anch’io, come Garibaldi, avevo compiuto il mio eroismo e, con la rapidità del pensiero, già pregustavo le gioie della celebrità, dopo quelle intime del mio cuore, credendo davvero che senza di me quel bambino sarebbe affogato. Ma le cose non stavano precisamente come me l’ero figurate. Quelle che credevo grida di spavento erano risate, la tragedia era una farsa, e invece del trionfo mi toccò una baiata perchè dove era cascato il bambino v’erano appena due palmi d’acqua e altrettanti di fango nero e puzzolente nel quale eravamo rimasti impaniati tutti e due. Un robusto giovanotto ci tirò su di peso lerci e grondanti, mentre dalla spalletta di sopra, dove era affacciata gente, venivano risate fragorose e apostrofi non troppo lusinghiere per il mio valore:

«Ah bimbo, l’hai fatta bona la ‘nzuppa oggi, eh?».
«Nun ti bastava ‘r fritto, e hai voluto anco l’umido!».
«E lavati le cianche, sai bimbo, ‘n se no colli sculaccioni di stasera, tu’ ma’ s’insudicia tutte le mane».

E così di seguito, altre delizie di questo genere, ma anche più espressive ed energiche per crudità di realismo popolare.

Me n’andai via a capo basso, svergognato davanti a tutti, ma non dinanzi alla mia coscienza perchè quando spiccai il salto nell’acqua io non sapevo in verità se c’era fonda due palmi o due metri.

( Renato Fucini, A Livorno (dal 1849 al 1853) – brano tratto da “Foglie al vento” )

Livorno - Cantiere Orlando - In attesa del varo - Foto tratta da “Livorno” di Pietro Vigo – Istituto Italiano d’Arti Grafiche,  1915
Livorno – Cantiere Orlando – In attesa del varo – Foto tratta da “Livorno” di Pietro Vigo – Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1915

8 Comments Add yours

  1. ventisqueras scrive:

    sarò una pisana rinnegata perché amo molto Livorno? ma noooo, sono solo una pisanaccia che ama tutta la sua regione.Le foto sono spettacolose, hrazie
    giorno felice

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Ti ringrazio

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  2. marzia scrive:

    L’ amico mi “ragguagliò” per dirla alla Totò…
    Di Renato Fucini so che si chiamava Neri Tanfucio.
    Il mio amico lesse molti anni fa le veglie di Neri, che giudica libretto molto seducente come questa descrizione di una Livorno che non c’è più

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Nei prossimi giorni penso di inserire anche qualche poesia/sonetto di “Neri Tanfucio” che è lo pseudonimo/anagramma di Renato Fucini, usato, credo, soprattutto per gli scritti in vernacolo pisano.
      Ti saluto.

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      1. marzia scrive:

        Ok, lo notifico al mio amico livornese…
        E’ un falegname autodidatta e ora lavora a Tirrenia.
        Molto interessante questa storia di un Fucini a me ignoro..
        Grazie

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  3. marzia scrive:

    Devo dare questo link ad un caro amico livornese…

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