Eugenio Müntz, Pisa – Piazza dei Miracoli


Pisa - Piazza dei Miracoli - 2013 07 02 - DSCF0844

Andiamo a rivedere la splendida riunione di capolavori che si chiamano il Duomo, il Campanile, il Battistero ed il Camposanto.  E’ oltremodo piacevole il ritrovarsi, dopo un lungo intervallo, nei luoghi che si visitò nella gioventù. Sono nove anni dacché venni qui per la prima volta ; dopo d’allora non c’ero più ritornato.

Le impressioni da me provate in quell’epoca furono così vive, che oggi di subito rinascono con un’intensità ch’io non avrei mai supposto. Era il primo novembre, il dì d’Ognissanti ; mi pare sempre di udire i gravi rintocchi della campana, che senza interruzione continuavano ad echeggiare nell’aria caliginosa ; poscia il canto chiesastico solenne della cattedrale, con accompagnamento d’ organo e di strumenti a corda. Tali ricordi, per quanto insignificanti, rimasero per me inseparabili dalla piazza del Duomo; vi si accompagna una specie di vita intellettuale, e me la rendono cara come una vecchia amica.
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Pisa - Piazza dei Miracoli - Illustrazione tratta dal libro "Pisa e  le sue adiacenze" di Ranieri Grassi, 1851
Pisa – Piazza dei Miracoli – Illustrazione tratta dal libro “Pisa e le sue adiacenze” di Ranieri Grassi, 1851

Il Duomo ed i monumenti che l’accompagnano sono posti all’estremità della città, in un quartiere deserto, presso i bastioni di “Porta Nuova”. E’ un’anomalia, che non ho mai osservato altrove. Ovunque la cattedrale occupa il centro della città, come il vessillo occupa, il centro del reggimento incaricato di difenderlo. E’ il nocciolo, intorno al quale vengono ad aggrupparsi le costruzioni novelle, i nuovi quartieri, è il cuore che trasmette la vita e l’impulso alle altre parti del corpo. Si potrebbe credere che la disposizione irrazionale di cui mi lagno, sia dovuta ai cangiamenti della topografia pisana; invece nulla di ciò: nel XII secolo, nel 1155 , quando la città fu provvista di bastioni, si fecero questi passare accanto alla Cattedrale, prova evidente che sino da allora questa era situata in un quartiere fuori del centro.

Questo strano isolamento, questa specie di relegazione, d’esilio, hanno certamente contribuito, più di qualunque altra causa, a dare a Pisa quella fìsionomia così triste, quell’aspetto di città morta. Ma restiamo nella piazza del Duomo; la mancanza di rumore, di movimento, una calma imponente, la vicinanza della campagna, concorrono ad accrescere tale effetto; a due passi da una città di circa 30.000 abitanti, si gustano tutte le dolcezze della solitudine.

La piazza del Duomo forma un vasto rettangolo irregolare, abbellito da prati; a destra, venendo dalla città, il Campanile; al centro la Cattedrale; a sinistra il Battistero, poi indietro il Camposanto, e finalmente nel fondo i bastioni merlati, che lasciano passare di tanto in tanto una boccata d’ aria viva e penetrante. Non una botteguccia, non un albero, turbano l’attenzione che può concentrarsi tutta intera sui quattro giganteschi monumenti. Questi, composti di magnifici blocchi di marmo bianco, a cui il tempo dette una tinta giallognola, d’una ricchezza e d’un calore insuperabile, spiccano con una straordinaria purezza sul fondo azzurro delle montagne, che si scorgono al di là della cinta, e sullo splendido tono celeste del firmamento. Lo spettacolo ha una tale eloquenza da colpire persino i viaggiatori — così freddi e raffinati — del secolo scorso.

“lo non credo — disse il presidente de Brosse — che si possa trovare altrove, in uno spazio così ristretto come la piazza del Duomo, quattro cose più belle delle quattro ivi riunite. Esse sono tutte, da cima a fondo, persino il selciato della piazza, di marmo di Carrara, più bianco e quasi altrettanto fino dell’alabastro.”

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( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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