Eugenio Müntz, In viaggio verso Siena


Siena - Immagine tratta da  “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899
Siena – Immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Da Firenze la gita sino a Siena è una piccolezza; chi è mattiniero può compierla in una sola giornata.  Si prende il treno delle 5.35 e si arriva a Siena alle 8.47. La sera si ripiglia a Siena il treno delle 7.23, e alle 10 e mezza si è già di ritorno sulle rive dell’Arno.

Ma Siena merita di più che una visita rapida; io per conto mio vi passai delle settimane, e non credo d’aver visto tutto. L’ospitalità che vi si trova, per esempio, negli alberghi di Russia, nell’Hotel Reale, dell’Aquila Nera e delle Armi d’Inghilterra,ecc., rende il soggiorno facile ed aggradevole; anche i Russi e gli Inglesi vi si trovano benissimo. Io sono persuaso che quelli tra i miei compatrioti che seguiranno il mio consiglio, resteranno contenti di questo pellegrinaggio, che l’arte e la natura vanno a gara nel rendere attraente.

Nel mio scompartimento siede a me dirimpetto una marchesa dai capelli bianchi che s’immerge nella lettura dei giornali. Vedendo che gli studenti di medicina di Napoli aveano inviato una Commissione per curare i colerosi di Palermo, essa grida con entusiasmo: “Bravi ragazzi!” , per non pensarci più un momento dopo. Questo è proprio il paese delle iscrizioni, dei telegrammi, delle manifestazioni esteriori, delle formule altisonanti.

Il treno si ferma anzitutto a San Donnino, ove un giorno ebbi a godermi un tremendo temporale. Si passa poi innanzi ad un villaggio allegro e ben esposto, colle case tinte di giallo, che spuntano tra i boschi d’ulivi: è Signa stigmatizzata da Dante.

Ma la cittadinanza, ch’è or mista.
Di Campi e di Certaldo e di Fegghine
Pura vediesi nell’ultimo artista
 
Oh! Quanto fora meglio esser vicine
Quelle genti ch’io dico, e al Galluzzo
E a Trespiano aver vostro confine.
 
Che averle dentro, e sostener lo puzzo
Del villan d’Aguglion, di quel da Signa
Che già per barattare ha l’occhio aguzzo!
 
(Paradiso, c. XVI).

Noi costeggiamo l’Arno, le cui rive sono qui sparse di rosai — un vero miracolo in tale stagione! — e la cui corrente è solcata da qualche barca. Quasi improvvisamente si ergono innanzi a noi delle roccie gigantesche e delle cave di pietra serena. Poi la valle si restringe così che talora c’è a malapena lo spazio pel fiume e per la ferrovia.

Sulle colline vedi villaggi disposti ad anfiteatro, boschi di pini d’Italia. La strada è ricca di sorprese, di rapidi e magici cambiamenti : ora è una striscia d’alberi sparsi lungo la sinuosità della montagna, e che si disegnano sul cielo; ora una montagna brulla coi fianchi dirupati si alterna con dei boschi. Qui un prato verdeggiante ospita una mandra di pecore che formano una macchia biancastra sul fondo verde; là il villaggio sorto nella pianura fa riscontro al villaggio rannicchiato sulla collina; più lungi spunta qualche castello più o meno rovinato dal tempo. In questi terreni irregolari ogni cosa acquista importanza e serve ad animare il paesaggio.

Montelupo - Immagine tratta da  “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899
Montelupo – Immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Montelupo, patria di celebri scultori, è costrutto sopra due monticelli, su ciascuno dei quali s’erge una gran torre. Numerose case indicano 1′ importanza del luogo. Un ponte a due archi riunisce tra loro le due rive dell’Arno su cui regna grande animazione.

Il treno attraversa poscia un piccolo tunnel di pochi metri. Innanzi a noi si stende l’intera pianura : ai nostri occhi si presenta una vasta estensione di terreno verdeggiante, sparso d’innumerevoli case, e fiancheggiata a destra da un contrafforte che spicca sul fondo delle montagne. La quantità dei vagoni fermi annuncia la vicinanza dell’importante stazione d’Empoli che precede quella di Castel Fiorentino.

Una nuova stazione, Certaldo, si raccomanda subito per la sua posizione pittoresca e per le sue rovine che non la cedono in bellezza ai castelli delle rive del Reno. Sulla sommità della montagna, un rudero merlato circondato da torri; al basso, un villaggio moderno: e tra questi due, dei campi ben coltivati. Il ricordo del Boccaccio, nato a Certaldo, rende tanto più interessante questo borgo. L’autore del Decamerone si è ricordato de’ suoi concittadini in una delle sue novelle (VI.° giornata, novella X.°), in cui li dimostra d’un’ eccessiva credulità, accettando essi quale Vangelo le chiacchiere d’un frate questuante. Già sin da quell’epoca Certaldo era molto decaduta; il novelliere la rappresenta come un villaggio poco considerevole, ma abitato in antico da un gran numero di signori e di ricchi.

La stazione seguente, Poggibonsi, è ingombra di veicoli : sono i vetturini che aspettano i viaggiatori diretti a San Gimignano. Questa ferrovia da Firenze a Siena deve aver cagionato dei gran rompicapi agli ingegneri. In quanto a me , dopo tanti viaggi non ne trovai ancora la spiegazione : si parte, si ritorna, si sale, si scende, ci si trova in un abisso o sur un’altura, senza comprendere la ragione di tanti mutamenti. La locomotiva è a sua volta attaccata ora davanti, ora di dietro. La mia debole ragione s’inchina innanzi a tali calcoli profondi.

Finalmente il treno si ferma. Siamo a Siena.
[…]

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

2 Comments Add yours

  1. unpodimondo scrive:

    La ferrovia Firenze-Siena è sempre e purtroppo la stessa di allora… Infatti i pendolari (come mia figlia che studia a Siena) preferiscono le corriere! Rispetto al treno, con la corriera si risparmia fin quasi a mezz’ora di viaggio… ed è assurdo perchè la corriera percorre quella pessima superstrada piena di buche chiamata “Autopalio”

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Il testo di Eugenio Müntz è del 1899.
      In fondo sono trascorsi solamente 116 anni !!!
      😊 Saluti.

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