Giuseppe Gonnelli, Monumento a Galileo Galilei nella Chiesa di S.Croce


Firenze - Monumento a Galileo Galilei, nella Chiesa di S.Croce  - Illustrazione tratta dal libro “Monumenti sepolcrali della Toscana” con disegni di V.Gozzini incisi da G.P.Pasino sotto la direzione del Cav. P.Benvenuti e L.De Cambray Digny –
Firenze – Monumento a Galileo Galilei, nella Chiesa di S.Croce – Illustrazione tratta dal libro “Monumenti sepolcrali della Toscana” con disegni di V.Gozzini incisi da G.P.Pasino sotto la direzione del Cav. P.Benvenuti e L.De Cambray Digny –

Monumento a Galileo Galilei nella Chiesa di S.Croce
opera di Giulio, Giovan Battista e Vincenzo Foggini

La vera Filosofia non cominciò a risplendere agli uomini che sul fine del Secolo XVI. Galileo fu il primo che fece parlare alla Fisica il linguaggio della verità e della ragione. Un aureo Scrittore diceva: Galilaei ingenio et repertis omnis antiquitas victa et posterìtas omnis erudita est.

A Lui si devono l’osservazioni sopra il moto dei pendoli, feconde di utili resultati; l’invenzione del Telescopio, che aperse un nuovo cielo a suoi sguardi; la scoperta delle macchie del Sole, delle Fasi di Venere e di Marte, dei quattro Satelliti intorno a Giove ed altre infinite.

Copernico, sulle frontiere della Pollonia, aveva scoperto il vero sistema del mondo; e questa opinione, illustrata poi dal Filosofo Fiorentino, fu dichiarata non solamente eretica nella Fede, ma assurda nella Filosofia.   Galileo fu condannato alla prigione ed alla penitenza, ed obbligato a ritrattarsi in ginocchio. La sua sentenza fu veramente più dolce che quella di Socrate; ma non meno vergognosa all’Italia, che non fu alla Grecia la condanna del Filosofo Ateniese.

I Dialoghi sopra il sistema del Mondo segnano un’epoca luminosa nei fasti della gloria italiana. L’Astronomia sembrò volerlo consolare dell’ingiustizia degli uomini, onorando gli estremi suoi giorni con una nuova scoperta, la Librazione del Corpo Lunare. E se il Galileo fissò i principi dell’Idrostatica e della Fisica, creò la Meccanica interamente.

Mentre conquistava nuove e peregrine verità all’umano intendimento, il cielo si chiuse a’ suoi sguardi. Il celebre Cav. Monti ricordò alla posterità l’infelice destino del Galileo.

Vien quegli occhi a mirar che il ciel spiarno
Tutto quanto, e lui visto, ebber disdegno
Veder oltre la terra, e s’ oscurarno.

Rilegato nella villa d’Arcetri presso Firenze, morì nel 1641, stanco dagli anni e dalle persecuzioni. Nacque l’anno che mori in Roma Michelangelo Buonarroti, e morì l’anno che nacque in Inghilterra Isacco Newton.

( Giuseppe Gonnelli, brano tratto dal libro “Monumenti sepolcrali della Toscana” con disegni di V.Gozzini incisi da G.P.Pasino sotto la direzione del Cav. P.Benvenuti e L.De Cambray Digny – Firenze, 1819 )

Pisa - La casa di Galileo - Immagine tratta da  “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899
Pisa – La casa di Galileo – Immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Nota:

Una immagine da Wikipedia del monumento a Galileo Galilei ( Pisa 15 febbraio 1564 – Arcetri 8 gennaio 1642 ) :

By Sailko (Own work) [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html), CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) or CC BY 2.5 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.5)%5D, via Wikimedia Commons

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