Eugenio Müntz, Siena, Passeggiata d’orientazione. Porte, piazze e strade.


Siena - Una conrtrada - immagine tratta da  “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899
Siena – Una conrtrada – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Roma ha sette colli: Siena non ne ha che tre; ma questi, più vicini fra loro e più erti,  le conferiscono un aspetto più pittoresco. E’ una successione non interrotta di brusche discese, di salite difficili, di vie tortuose che circondano i fianchi dei colli o si stendono diritte, con arditi pendii, sui bassifondi, quasi una freccia lanciata in un abisso.  Nondimeno, come a Venezia uno può recarsi ovunque a piedi, impiegandovi un po’ di tempo, così anche a Siena, per quanto dirupate sembrino le vie, si può andare dappertutto in vettura, facendo le svolte necessarie.

Montaigne, che visitò Siena qualche lustro dopo il famoso assedio del 1554-1555, e che “la riconobbe specialmente per il rispetto alle memorie” , ne fa uno schizzo spiritoso:

“E’ una città disuguale, posta sul dorso di una collina, su cui trovansi la maggior parte delle vie: di queste alcune sono in salita, altre in discesa. Essa conta fra le belle d’Italia, di primo ordine, della grandezza di Firenze; il suo aspetto la dimostra piuttosto antica. Essa ha molte fontane, e dalla maggior parte di queste i privati tolgono delle vene pel loro servizio particolare. Hanno cantine buone e freschissime.”

La natura, non meno della mano dell’uomo, dette a Siena una fisionomia diametralmente opposta a quella di Firenze. Una è situata nella pianura dell’Arno; ad eccezione della collina che si stende da San Miniato al palazzo Pitti, vi si cercherebbe invano qualche irregolarità nel terreno. L’altra invece, posta sopra un triplice colle, di cui essa incorona la cima, e ricopre i fianchi, è tutta a salite e a discese; l’orizzonte cangia posto incessantemente; ad ogni angolo di via, un nuovo quadro, altrettanto pittoresco quanto inatteso, si stende innanzi allo sguardo; ora ci troviamo in un basso fondo, circondato da tutti i lati da gigantesche costruzioni; ora dominiamo liberamente il dedalo di viuzze, l’intreccio delle mura, che seguono le sinuosità dei sentieri, o le valli e le colline circostanti.

A Firenze, un rigoroso livellamento; a Siena, le più tortuose vie di comunicazione: a Firenze la bella pietra da taglio; a Siena, ovunque il mattone, — eccetto che in una mezza dozzina di edilìzi pubblici  — di dimensioni più piccole dei blocchi di “pietra serena” o di “pietra di macigno”, il mattone offre il vantaggio di secondare, in certo modo, più esattamente le mille e mille irregolarità del terreno.

Grazie a tale facilità, le strade si alternano con un’ infinità di piazze. L’arteria principale, la “via Cavour” , che parte dalla stazione per giungere sino a “Porta Romana” dopo innumerevoli salite e discese, è lastricata, e come quasi in tutta la Toscana, senza marciapiedi.

Questa via non è la sola il cui nome ricordi gli episodi della guerra dell’indipendenza. La “via Palestro, la via Magenta, la piazza Vittorio Emanuele, la piazza dell’Indipendenza, la via Garibaldi” , evocano ogni specie di ricordi, cari all’Italia moderna.

La via Cavour è fiancheggiata da bei negozi, dalla piazza del “Monte dei Paschi” sin quasi alla “Costerella dei Barbieri” , ove abita il bravo fotografo Lombardi, che tanti servigi rese alla popolarizzazione dei capi d’arte della sua città natale. Nelle vetrine si veggono esposti ricchi mobili, novità di mode, articoli di Parigi, apparati d’ottica, macchine da cucire, velocipedi, ecc. Una monumentale costruzione, “il Caffè Greco”, si distingue per le sue ampie sale, che mettono direttamente sulla strada, ed i cui specchi protetti da veli, formano il principale ornamento.

Nelle vie laterali, i negozi hanno un aspetto molto più modesto : le osterie o i caffè rassomigliano talora a veri sotterranei, con volte oscure e profonde. In certi quartieri gli stemmi dei patrizi si alternano sulle facciate colle tabelle delle Compagnie d’ assicurazioni, quasi sempre straniere.

La circolazione delle vetture è limitatissima. Di tanto in tanto qualche pesante equipaggio, col domestico in livrea; poi ad un tratto un gran carro trascinato da due buoi dalle corna potenti, e scortato da contadini.

I lavori dei campi, tanto considerati in Arezzo, ed in tutte le altre città della Toscana, non contano qui che pochi addetti, abitanti in appositi quartieri. Per lungo tempo, le occupazioni esclusive di tale popolo consistettero nell’industria e nel commercio.

Già da vent’anni, dacché io, a frequenti intervalli, visito Siena, rilevo ad ogni nuovo viaggio grandi mutamenti, sopratutto una crescente prosperità. Per l’addietro potevasi girare per mezz’ora senza trovare una trattoria, oggi queste abbondano.
[…]

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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