Eugenio Müntz, Montepulciano


La strada da Pienza a Montepulciano forma un evidente contrasto colle regioni da noi sin qui percorse : folte siepi di caprifoglio, numerosi alberi tra cui predomina il gelso, campi di grano, foreste di quercie, e al fondo montagne verdeggianti, in una parola un paesaggio altrettanto ridente che animato : eccovi il quadro che succede alle grandiose ma tristi impressioni di Monte Oliveto, di San Quirico e di Pienza. Noi ritroviamo l’Italia tradizionale.

Gli innumerevoli giri della strada ci riconducono di continuo dinanzi al Monte Amiata.  Finalmente scopriamo Montepulciano, ove l’opera umana di bel nuovo s’impone alla nostra attenzione, per quanto sia splendido il panorama che ci sta dinanzi: nella nostra immediata vicinanza, sopra una collinetta isolata, la bella chiesa della Madonna di san Biagio; più lungi, sopra un’altura, spiccante nettamente sull’orizzonte, la città di Montepulciano ; a destra, un’estremità del lago; più indietro, delle ridenti colline, delle montagne boscose a perdita d’occhio.

Montepulciano - Chiesa della Madonna di San Biagio
Montepulciano – Chiesa della Madonna di San Biagio – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Passando innanzi a San Biagio, ove mi propongo di ritornare l’indomani, la nostra vettura s’interna nel bel viale nuovo, che ha sostituito l’antica strada dirupata in quel punto.

Costeggiamo dei giardini inglesi molto ben tenuti; attraversiamo numerosi gruppi di passeggiatori e di passeggiatrici che profittano della sera di domenica per prendersi il fresco; annuirò, così alla sfuggita, i ricchi abbigliamenti indossati da vezzose persone, dall’aspetto fiorente, simpatico; infine penetriamo nella città, ove il mio vetturino si ferma tosto sulla piazzetta del Marzocco (il leone fiorentino), ove c’è la colonna con sopra un leone, innanzi all’albergo dello stesso nome, il solo, o quasi, che si trovi in questa città, capoluogo di circondario, e di tredicimila abitanti circa.

L’albergo del Marzocco, ov’è pure l’ufficio delle diligenze, è condotto da un veterano, un reduce delle patrie battaglie ; egli non gode di troppo buona fama.  L’architetto Nohl racconta che nel 1858 il conto presentato a lui e ai suoi compagni ammontava a venticinque scudi (centoventicinque lire), per una cena modesta, alloggio e colazione : ogni letto veniva calcolato in ragione di 20 paoli (una diecina di lire).  Gsell-Fells nella sua Guida di Roma e dell’Italia centrale (ed. del 1875) pone pure in guardia contro le pretese dell’albergatore, e raccomanda di fissare prima i prezzi.  L’amore della verità, tuttavia, mi obbliga a riconoscere che se l’albergo non è tra i più comodi, — esso occupa il piano superiore d’una casa (situazione abbastanza strana per un albergo) — e s’è un po’ troppo rumoroso, i prezzi mi sono apparsi ragionevolissimi.  […]

Montepulciano - Palazzo Comunale
Montepulciano – Palazzo Comunale – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

 

Montepulciano, come tante altre città italiane, non si compone che d’un Corso; è vero che questo è interminabile, e che muta di nome parecchie volte; al basso si chiama via Garibaldi, verso l’alto via Poliziano e via Cavour. Questa strada, selciata e pulitissima, sale, sale sempre, sino al momento in cui s’arresta bruscamente appiè di un’altura erta ed incolta. Le irregolarità del terreno hanno reso necessarie delle sottomurature ; ecco ad esempio il palazzo Contucci, il cui pianterreno è al livello del suolo sulla Piazza Grande, ove trovasi la facciata, mentre nella via della Filarmonica, su cui guardano le finestre di dietro, questo stesso pianterreno corrisponde all’altezza del quarto piano.

Il Corso è fiancheggiato d’alcuni magnifici palazzi; a destra, prima di tutti il palazzo Bacelli, la cui facciata è incrostata di bassorilievi etruschi abbastanza corrosi; un’iscrizione latina ricorda che nel 1769 il granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, degnò visitare le collezioni riunite in questa dimora. I tentativi da me fatti per essere ammesso allo stesso favore, rimangono senza risultato; il proprietario, dicono, se ne portò via la chiave, e bisognerebbe aspettare il suo ritorno per poter penetrare nella stanza ove stanno le antichità etrusche.   […]

Più in alto, sopra una piccola piattaforma, d’onde si gode d’una vista deliziosa, s’innalza la chiesa doppia della Misericordia. La piazza Vittorio Emanuele, situata quasi alla cima della montagna su cui sta Montepulciano, presenta un insieme di edilìzi abbastanza imponenti; a sinistra la Pretura, il palazzo Contucci, il palazzo Tarugi; a destra il municipio; nel fondo il Duomo.

Ancora un po’ di fatica e giungiamo al termine della nostra ascensione, alla fortezza eretta sul punto culminante della città ; tra poco non ne rimarrà che la memoria, poiché si lavora alacremente per demolirla.

Da questo magnifico osservatorio lo spettatore scorge, direttamente sotto di lui sopra una collinetta, la bella “Madonna di San Biagio”. Ma inutile tentar d’abbreviare il cammino prendendo pei campi; ad ogni istante si trovano siepi che formano quasi delle barriere insormontabili. E’ meglio perciò cercare la via che con molti giri viziosi conduce alla chiesa.

Ma la via ombreggiata da cipressi è dirupata all’eccesso, per cui venne già da lungo tempo abbandonata; quella sorta poi a sostituirla ebbe lo stesso destino. V’hanno adunque oggi tre strade che partono dalla città per giungere con curve diverse allo stesso punto.  […]

Si giunge sulla piattaforma, isolata da ogni parte, salvo dalla parte della città, su cui sta la chiesa di San Biagio. Di qui godesi d’una vista incantevole. La chiesa, il capolavoro di Antonio da San Gallo il Vecchio, è edificata in blocchi di travertino d’un bellissimo giallo. Il presbiterio, situato ad alcuni passi dalla chiesa, fu come questa cominciato nel 1518; è esso pure indubbiamente opera di Antonio da San Gallo. E’ un elegante edifìcio, colle arcate separate da pilastri, e la loggia aperta.

Non si dubiterebbe, venendo da Pienza, che Montepulciano, che sta a cinquecentoquaranta metri sul livello del mare, e che cosi raramente riceve visite di forestieri, sia una stazione di ferrovia (linea Chiusi-Siena-Empoli). E’ vero che bisogna esser dotati d’un udito molto fine per distinguere il fischio della locomotiva, in mezzo a queste montagne, poiché la stazione è assai lontana dalla città (la diligenza impiega quasi un’ora a varcarne la distanza, sebbene la strada sia in discesa). — Prendendo il treno delle 3.36 pomeridiane si giunge la sera stessa a Siena ed a Firenze.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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