Eugenio Müntz, Fiesole – Il convento di San Domenico e il Beato Angelico


Fiesole - Il convento di San Domenico
Fiesole – Il convento di San Domenico – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Dopo un’ascensione di circa mezz’ora, l’omnibus s’arresta in una piazzetta innanzi ad una vecchia chiesa fiancheggiata da un fabbricato abbastanza esteso: siamo al convento di San Domenico. Lasciamo che il veicolo prosegua la sua via e diamo alcuni istanti alla visita di questo santuario, a cui si è intimamente collegato il ricordo d’uno dei più grandi artisti del secolo XV.

La fondazione del convento di San Domenico è dovuta al beato Giovanni di Domenico Bacchini, più noto sotto il nome di Beato Giovanni Dominici.  Commosso dai disordini che la grande mortalità del secolo precedente, da una parte, e lo scisma dall’altra, avevano introdotto tra i settarii del suo santo patrono, quei Frati Predicatori, inesorabili persecutori d’ogni vizio e di ogni eresia, Dominici risolse di sottomettere i suoi correligionari ad una severa riforma : egli scelse la costa di Fiesole per costruirvi un convento modello. Sin dal mese di settembre 1406, l’anno stesso in cui ne cominciò la costruzione, ebbe la gioia di contare quattordici religiosi nel nuovo santuario, e tra essi il futuro arcivescovo di Firenze. sant’Antonino. L’anno seguente, Fra Angelico e suo fratello Fra Benedetto, abile miniaturista, gli chiesero di vestire essi pure l’abito domenicano. La sovrapposizione di tali nomi prova, che se il riformatore predicava un’eccessiva severità di costumi, non intendeva affatto escludere le belle arti.

I Medici, divenuti sovrani della Toscana, non risparmiarono alla corporazione i segni della loro ostilità, mentre che, per un eccesso contrario, la liberalità dei fedeli le fornì sin troppi mezzi per snaturare il monumento primitivo: a mala pena il convento di San Domenico, ben diverso in ciò da quello di San Marco, posto in pianura, ad alcune centinaia di passi al disotto, conserva alcune tracci delle sue origini.

Soppresso alla fine del secolo scorso, divenne proprietà d’una famiglia fiorentina, che poi lo rivendette: in grazia di ciò il Louvre potè ottenere nel 1880 il prezioso affresco del Beato Angelico, tolto dalla decorazione del refettorio, la Crocifissione.

Il porticato che precede la chiesa data dal XVII secolo, come si rileva dall’iscrizione. Il corpo stesso della chiesa affetta la forma d’una basilica, sostenuta esteriormente da alcuni contrafforti. L’ insieme si distingue per la ricchezza, se non per la purezza della decorazione.  Il soffitto dipinto ad affreschi, gli intarsi del coro, e specialmente il tabernacolo pronto per la celebrazione della festa, del Rosario (panneggiamenti di damasco rosso, specchi, girandole, ornamenti del più strano stile rococò), ci trasportano ben lungi dal Rinascimento.

Però questo v’è rappresentato da alcuni bellissimi lavori. Cito prima di tutto la pala d’altare dell’abside, una delle pagine più belle del Beato Angelico. Trattasi d’una riunione attorno alla Vergine ed al Bambino, di santi, di profeti, di dottori della Chiesa, che fanno conversazione tra di loro e manifestano la loro ammirazione alla coppia divina.

Nel centro Maria col suo tradizionale manto turchino, e il figlio sulle ginocchia ; attorno ad essa degli angioli; più in là, d’ambo i lati, dei santi (san Pietro, san Domenico, san Tommaso d’Aquino, san Pietro Martire), dei quali tre portano il costume dei Domenicani, tunica bianca coperta da mantello nero.  […]

Il Beato Angelico dimorò al convento di Fiesole dal 1418 o 1420 sino al 1436: durante questo periodo, uno dei più fecondi, egli dipinse la “Santa Conversazione”, un’Annunciazione, oggi perduta, l’ Incoronazione della Vergine (al Louvre), e probabilmente anche i due affreschi del refettorio, la Crocifissione (pure al Louvre) e una Vergine, seduta col Bambino tra san Domenico e san Tommaso d’Aquino.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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