Eugenio Müntz, Fiesole – La Badia


Fiesole - La Badia
Fiesole – La Badia – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

La Via della Badia dei Roccettini, che parte dalla piazza di San Domenico, alla nostra sinistra ci conduce in pochi minuti, fra una siepe da un lato, un muro coronato di rose dall’altro, all’abbazia illustrata da tanti uomini grandi. I pressi del santuario non hanno nulla di rimarchevole: La villa Fantini, la prima che si offre alla vista, rassomiglia a tutte le case di campagna dei dintorni di Firenze; poi viene un muro, non meno comune, e finalmente la chiesa che presenta a chi giunge il suo fianco ineguale — il terreno è in pendio da questa parte – ove sono praticate delle finestrine e che è sostenuto da due contrafforti soltanto. L’ iscrizione presso all’ angolo, nel punto in cui si veggono le traccie dei recenti lavori di ristauro, non è tale da disporci più favorevolmente. Che dire mai di cotali vandali che in pieno secolo XIX manomettono un monumento prezioso della prima metà del medio evo, sotto il pretesto che non è abbastanza elegante!

Per fortuna lo spettacolo che si offre a noi allorché giungiamo sulla piazzetta o meglio sulla terrazza situata innanzi alla chiesa, dà un altro corso alle nostre idee. Da un lato si scorge la facciata venerabile d’un monumento sei o sette volte secolare; dall’altro la vista abbraccia l’Arno che solca la pianura, Firenze, i suoi sobborghi che si stendono lontano, le colline sinuose dei dintorni di Fiesole, colla loro abbondante vegetazione. La stessa piazza, tenuta benissimo, è coperta di cespugli di mortella che germogliano ai piedi delle giovani acacie. […]

La Badia servì di asilo a più d’ un eminente scrittore, e fu teatro di più d’un imporrante avvenimento. Ivi Poliziano e Pico della Mirandola cercavano rifugio contro il chiasso e la troppa vita di Firenze; ivi nel 1492 il futuro Leone X venne rivestito della porpora cardinalizia, e morì il 27 maggio 1516 suo fratello Giuliano dei Medici, duca di Nemours, l’amico di Raffaello e di Michelangelo. Ivi nel 1529-1530, durante il memorabile assedio di Firenze, gli Spagnuoli stabilirono i loro quartieri. Soppressa nel 1778 come convento, la Badia divenne la residenza estiva dell’arcivescovo di Firenze; più tardi diede asilo alla celebre stamperia calcografica del Padre Inghirami, l’autore delle migliori carte della Toscana. Più recentemente fu acquistata da un’istituzione religiosa, e resa così alla primiera sua destinazione. […]

A primo aspetto la facciata della chiesa sembra esser rimasta incompleta, come quelle di tante altre chiese toscane. Ma esaminandola più davvicino, non si tarda a scorgere che le delicate incrostazioni di marmi neri e bianchi occupanti il centro datano dal medio evo, e che le serie di pietre greggie, in mezzo alle quali si trovano, segnano gli ingrandimenti fatti nell’ edifìcio da Brunellesco. Tali incrostazioni a disegni geometrici ricordano manifestamente quelle del Battistero di Firenze, e della facciata di San Miniato, ispirate queste stesse allo stile in onore a Pisa dopo il secolo XI.

La disposizione delle arcate, di cui una, quella del centro, sta su due colonne di marmo d’ un nero verdastro, proclama pure la parentela della chiesa della Badia coi monumenti da noi citati. Bisogna essere riconoscenti a Brunellesco, il focoso innovatore, d’aver rispettato quelle reliquie del passato.  Nell’interno invece il potente campione del Rinascimento regna assoluto. Sdegnando le risorse dell’ornamentazione, egli non volle agire che per l’insieme ch’è sobrio e severo.. […]

Presso alla chiesa si stende il chiostro, una di quelle eostruzioni morbide e leggere in cui il Brunellesco si distingueva non meno che nelle creazioni monumentali. […]  Rinunciando a contemplare il panorama che si scopre dal piano superiore, chieggo il permesso di penetrare, dal piano inferiore, nel giardino che si stende sotto a noi.

M’affretto ad aggiungere — e con ciò forse ad aumentare le mie colpe — che ciò che m’attira in questo giardino è precisamente la sua mancanza di classicismo ; le aiuole vi stanno senz’arte alcuna; le piante vi crescono alla rinfusa; ci si trova insomma in presenza della natura, della vera natura, ingenua, libera, seducente. Il solo sacrificio portato alle tendenze moderne consiste in un piccolo getto d’acqua col relativo bacino in cui nuotano dei pesci dorati. Passo in rivista i ceppi di vite, i fichi, i teneri peschi, gli aranci e i limoni. Tra i fiori noto con piacere la margherita, la gola di lupo, il girasole, l’iride, il rosmarino. Decisamente siamo lontani dall’ascetismo così caro a certi ordini religiosi, e la vita non doveva essere troppo difficile su questa ridente collina, sotto gli auspici di Mecenati ed amici quali furono i Medici.  […]

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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