Eugenio Müntz, Verso la Certosa di Firenze


Certosa di Firenze - Veduta generale
Certosa di Firenze – Veduta generale – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

 

La Certosa di Firenze, cronologicamente, è la 115ma tra le 245 che vantava per l’ addietro l’Ordine fondato da san Bruno. Ma se questo santuario non può presentare una grande antichità, in compenso, per la ricchezza della sua decorazione, non la cede che alla Certosa di Pavia, la regina delle Certose: è un museo, non un luogo di penitenza.

La Certosa fiorentina è situata a circa una lega dalla città, nella selvaggia e pittoresca vallata dell’Ema, d’onde il suo nome di Certosa di Val d’Ema. Noi usciamo dalla Porta Romana, e lasciando a sinistra l’imponente strada di Poggio Imperiale, proseguiamo diritti il nostro cammino.

La strada sale fra mura, costeggiando dei giardini, per ridiscendere dopo alcune centinaia di metri. Tosto si offre alla nostra vista il grande e bellissimo cimitero protestante, colla sua cappella all’ingresso, la gran croce di marmo bianco nel centro, e la loggia aperta al fondo; gli succedono colline coperte di vigne e di ulivi, intersecate da numerosi muricciuoli che servono a sostenere i terreni, od a facilitare lo scolo delle acque. Il paese è ricco ed animato, come lo provano le schiere di contadini dagli ombrelloni verdi ; carri, diligenze, equipaggi vanno o vengono; sino ad ora la solitudine scelta dai discepoli di san Bruno non ha nulla di spaventoso.

In capo ad una mezz’ora l’omnibus raggiunge il borgo di Galluzzo, il cui principale ornamento sembra consista nelle sue numerose trattorie. Lasciando da un lato la gran via che discende con un ripido declivio, la magnifica strada regia per Siena e Roma, coi suoi immensi mucchi di pietre disposti sull’orlo, ci dirigiamo, per un sentiero più modesto, verso la Certosa distante un tiro di schioppo. Attraversiamo l’Ema sopra un ponte che si crede antico, e giungiamo innanzi ad un alto muro che circonda una collina coperta di vigneti ed ulivi, in mezzo a cui spiccano dei cipressi; il vertice del monticello è tagliato da una specie di cittadella ad angoli numerosi, con un muro merlato a sinistra e un campanile nel centro. Una porta monumentale in opus rusticum, costrutta nel 1771 e adorna di una statua di san Lorenzo e di vasi di pietra, mette la parte inferiore del recinto in comunicazione colla strada; ma essa è chiusa, e bisogna fare l’ascensione del monticello, il Monte Auto, per penetrare nel santuario. Vi si arriva per una strada erta, fra muri altissimi, ma senza carattere, al disopra dei quali un cedro stende i suoi rami carichi di frutta dorate : è la sola nota gaia che si offre al viaggiatore durante la salita. Finalmente si giunge ad un primo cortile, piccolissimo, dominato a destra dalle dipendenze del convento, posto molto più in alto, mentre a sinistra un muro merlato, piuttosto basso, offre uno splendido punto di vista sulla circostante campagna.

Sotto a noi, sui fianchi dirupati del Monte Aguto, Acuto o Auto, si stendono gli ulivi ed i cipressi, le cui severe tinte accrescono l’asprezza di questo paesaggio; più in basso, ai piedi stessi del monticello, scorre il torrente Greva, a cui l’Ema mescola le sue acque dal lato di Galluzzo; la Certosa infatti è situata al confluente dei due corsi d’acqua, che isolandola, proteggono la sua base per la maggior parte della sua estensione.

Dall’altro lato della Greva sorgono alcune case , e presso a queste un camino a vapore di dimensioni colossali. Se lo sguardo si spinge al di là , si scopre sino ai confini dell’orizzonte una lunga serie di colline coperte da vere foreste d’ulivi. L’insieme del paesaggio, malgrado le cure dell’agricoltura, conserva ancora qualche cosa di selvaggio; le colline boscose, da cui si precipitano i torrenti, si addicono ad un luogo di vita romita e raccolta; tutto, persino l’aria vibrante che si respira tra queste montagne in miniatura, ci mantiene nell’illusione d’essere lungi dai rumori e dall’animazione del mondo.

[…]

 

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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  1. fulvialuna1 scrive:

    Tantissimi anni fa alloggiai in una villa poco distante dalla certosa. Una notte insonne me ne mostrò la bellezza.

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