Eugenio Müntz, Visita alla Certosa di Firenze


Certosa di Firenze  - Interno - Coro dei frati
Certosa di Firenze – Interno – Coro dei frati – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

L’ interno della chiesa si distingue, come del resto tutte le chiese dei Certosini da me visitate, pel buono stato in cui si trova e la sua rara magnificenza. L’Ordine di San Bruno ebbe sempre aristocratiche aspirazioni, e formò, per esempio, un vivo contrasto col programma popolare dell’ Ordine di San Francesco. La stessa divisione della chiesa in due parti distinte, il coro dei conversi, ed il coro dei frati, non indica forse abbastanza chiaramente tali tendenze?

Aggiungiamo subito che il coro dei frati è d’una ricchezza abbagliante. Sul suolo delle lastre di serpentino, di marmo nero o violaceo di Prato che si alterna con triangoli di marmo bianco, e forma delle stelle d’una tonalità calda ed armonica. La parte bassa delle pareti è ornata di magnifici intagli, che risalgono al XVI secolo. Delle teste di cherubini, d’un finissimo lavoro, dividono gli stalli gli uni dagli altri. Più in alto stanno dei quadri, le cui antiche cornici, discretamente ornate d’oro, aumentano ancora lo splendore. […]

Il complesso delle costruzioni dedicate al culto è sminuzzato all’ infinito ; noi ci troviamo innanzi piuttosto una serie di cappelle, anziché un monumento unico come sarebbe la grandiosa chiesa della Certosa di Pavia. E così che dopo aver attraversato parecchie di queste cappelle si giunge ad una nuova chiesa, piccolissima, la chiesa di Santa Maria, fondata nel 1408 dal cardinale Angelo Acciajoli, che volle darvi la forma d’una croce greca a vòlta ogivale.

Dalla chiesa di Santa Maria si discende nella chiesa inferiore. E’ un edificio dalle forme massiccie, dai grossi pilastri , ma che tuttavia i migliori giudici attribuiscono ad Orcagna.

Uscendo dalla chiesa sotterranea, si visitano i tre chiostri consecutivi che si stendono dietro il complesso delle costruzioni consacrate al culto.

Certosa di Firenze - Chiostro
Certosa di Firenze – Chiostro – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Il primo, a due piani, contiene due cappelle con pitture eseguite o ristaurate nel secolo XVII e XVIII.  Il secondo chiostro di dimensioni piuttosto ridotte, da cui il suo nome di “chiostrino” , è circondato da un giro d’arcate poste su colonne di granito, d’ordine composito.

Ha per principale ornamento una terra cotta smaltata dei della Robbia, a figure bianche su fondo grigio : un san Lorenzo fra due santi.  È sul “chiostrino”  che mette il “colloquio” , o galleria destinata ai trattenimenti spirituali dei frati. Il principale ornamento di questa galleria, lunga soltanto pochi metri, è la sua invetriata. Questa comprende otto finestre (le due ultime, per sfortuna, sono mutilate) ornate di graziosi rabeschi, intorno ad un medaglione, contenente una scena tolta dalla Storia Sacra. Il chiostro grande che si stende presso al chiostrino ricorda per le sue dimensioni quelli di Pavia e di Napoli; esso misura ottanta metri di lunghezza per sessantuno di larghezza: nel centro il tradizionale pozzo, ad un’estremità il cimitero: all’altra l’orto ; sotto le arcate le porte delle celle.

Il giardino, con balaustrate di pietra ed alte siepi di bosso, si distingue per la stessa semplicità del cimitero. Punto alberi, solo alcuni arbusti, con piantagioni di cavoli o di pomidoro che rappresentano le preoccupazioni materiali ; di tanto in tanto, per dilettare la vista, un rosaio. Il lettore esaminando la nostra incisione si domanderà senza dubbio a che servano quelle tele bianche posate su cavalletti e trattenute da pietre: è il luogo dove i monaci fanno seccare le paste, i vermicelli od altro, destinati al loro nutrimento.  […]

Nelle pareti di quattro gallerie sono praticate delle porte conducenti alle abitazioni dei certosini, marcate ciascuna da una lettera. Ne contai 17, ma la Guida ne segna 18. Presso ad ogni porta è praticata una fìnestrina da cui si passa ai religiosi il loro pasto quotidiano. La prima stanza in cui si penetra è una piccola anticamera, colle pareti imbiancate a calce, ed il mobiglio d’un’estrema semplicità, come del resto ogni altra parte dell’appartamento. (Mi son espresso male, parlando delle celle dei certosini: è del loro appartamento che avrei dovuto parlare). La sala da pranzo ha per principale ornamento un armadio praticato nel muro, la cui porta piegandosi, serve da tavola.

Ad una piccola camera da letto segue uno studiolo ; di là per mezzo d’ un corridoio giungiamo ad una loggia aperta, che dà sopra un giardinetto fiorito. Ma il quadro che si stende innanzi a noi, non è nulla in confronto al panorama che scopriremo in lontananza: l’acqua che scorre ai piedi del monticello, le case di Galluzzo, le collinette circostanti, e nel fondo Firenze, dominata dal campanile di Giotto e dalla cupola del Brunellesco.

Abbandono la foresteria per visitare colla mia guida un luogo in cui dominano delle preoccupazioni meno elevate : la farmacia e la cereria.

Farmacia è un eufemismo, bisognerebbe dire drogheria, profumeria, distilleria. I certosini di Firenze, prendendo esempio dalla grande Certosa, s’ingegnarono infatti a fabbricare dei prodotti igienici, in Toscana divenuti celebri. L’ amore per la verità mi obbliga a dichiarare ch’essi riescono piuttosto felicemente nei loro tentativi. Leggo poi nella Guida che la farmacia smercia, oltre ai medicamenti omeopatici, i rimedi esclusivamente fabbricati dall’Ordine di San Bruno: l’acqua oftalmica della Certosa reale di Torino ; le pillole d’acciaio della Certosa di Molsheim in Alzazia, ed un eccellente alkermes, di cui lo stabilimento di Val d’Ema possiede solo il segreto. La guida nella sua nomenclatura dimentica i profumi, i saponi ed altri prodotti d’un carattere più mondano, di cui rigurgitano le vetrine della farmacia.

[…]

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

5 Comments Add yours

  1. vengodalmare scrive:

    .. di una ricchezza abbagliante, vero. Grazie

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  2. Cigarafterten scrive:

    Favoloso questo blog, senza dubbio sei toscano, ma che lavoro fai? Così, per curiosità

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Ti ringrazio, e si, sono nato e abito in Toscana.
      Per quanto riguarda il lavoro sono, purtroppo, uno dei tanti, troppi, disoccupati.
      Saluti.

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  3. nuvolesparsetraledita scrive:

    Mi fai proprio venire voglia di tornare a Firenze… Sono anni ormai che non ci vado più
    😞
    Che nostalgia della città, delle sue colline, di tutta la Toscana…
    Buongiorno!

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    1. Carlo Rossi scrive:

      Buongiorno anche a te e grazie per la tua attenzione.

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