Lorenzo Viani, “Il Casone recinto d’un’alta muraglia…”


Panorama dal Monte Quiesa
Panorama dal Monte Quiesa (Lucca)

Tre donne vestite di nero, tritando Ave e Pater, salgono l’erta del monte di Quiesa. In vetta rosseggiano boschi di rossi albatrelli avido becchime degli uccelli.  Una calda mareggiata d’olivi avvalla verso il piano lucente di lame e di falaschi. Il mare è là sfumato di vapori. Campane a festa ovunque, Carignano, Nozzano, La Certosa. I quercioli e i castagni della selva imminente profumano il sentiero.

Le tre donne luttate strascicano il peso delle loro preoccupazioni; una guida il rosario e le altre rispondono, il giallo itterico di quei volti contristati e il bianco smaltato degli occhi par disdacano il sole. Anche dei signori, estraniati gli uni dagli altri, vanno su su gobboni con le mani annodate dietro la schiena.

Maggiano (Lucca) - Ex ospedale psichiatrico
Maggiano (Lucca) – Ex ospedale psichiatrico

La mèta di tutti è un casone recinto d’un’alta muraglia che trasuda gelo come una cisterna. Lassù non s’odono più i soavi cantileni della natura. Qualche foglia morta cala lenta sul viale di ghiarella. Un uomo vestito di cielo turchino raspa con l’unghie la ghiaia e la netta del pacciame: gramigna, ortica, ingrassa porci. È primavera, ma le mortelle e l’edere abbarbicano sulla muraglia l’inverno. La gente che aspetta d’entrare nel recinto è taciturna. Un cancello verde con sbarre di ferro traversali è dato volta con un catenaccio lucente. Nel tedio la gente ciampica la ghiaia come nel fondo di un pozzo.

Dentro il casone sembra abitino i morti: silenzio intorno, in alto. Alle dieci il cancello è spalancato da un uomo vestito del colore della muraglia con delle ditate di cobalto marino sul bavero, il bianco dei polsini e del colletto gela la carne di cera.

La gente sale un viale cipressato, la ghiaia sollevata sembra un nembo di grandine. Appena s’apre la chiudenda che immette in un cortile bollente di sole di sotto una bassa arcata s’ode una fragorosa risata. Ma l’uomo non è visibile tra i colori violenti dei monti sangue e viola e il bianco calce lattata della parete. La risata pare scialbata viva nell’intonaco.

Alle basi delle colonne sono aggruppati degli uomini che dormono in queste aure tepide di primo mattino. Come gente prossima a sfebbrarsi sbadiglia e mugugna. Sembran tutti ciechi mendichi. L’uomo che ha riso è vicino, egli è lungo e scarnito, la carnagione è bianca come la parete, il vestito matto come il rosso dell’ammattonato. Anche i baffi e i capelli ha del colore del mattone crudo. L’anche spolpate non sorreggono più le fianchette dei pantaloni e li semina tanto che gli si scorge il bottone pieghettato dell’ombellico e l’archetto del ventre peloso e incuoiato, vedendo tanta gente l’uomo, ha sigillato la bocca e palpebra fitto fitto, facendo balenare il bianco e il nero degli occhi, diacci come pietra umida di guazza, il rimanente delle membra sono slegate come quelle di un fantoccio.

Dal quadratone di una finestra si scorge un salone nudo bianco e terra d’ombra con tavoloni pitturati di giallo spento, sui panconi color tabacco son seduti tre uomini i quali posano il capo piombato sulle mani annodate, i berretti d’inceratino mortuario si sono capovolti sul tavolo e sembrano pentoli unti. Una finestrona è tagliata in alto, le vetrate sono spalancate e aprono nella gelida parete abissi di cielo.

[…]

 

(Lorenzo Viani, Lonferno, da “Le chiavi nel pozzo”)

Lorenzo Viani - Le donne di Maggiano - 1933-34 - Tratto da Nuova Viareggio Ieri n.11 - marzo 1994
Lorenzo Viani – Le donne di Maggiano – 1933-34 – Tratto da Nuova Viareggio Ieri n.11 – marzo 1994

One Comment Add yours

  1. fulvialuna1 scrive:

    Questa descrizione mi ha messo malinconia anche se bellissima.

    Mi piace

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