Eugenio Müntz, Firenze – Il convento di Monte Oliveto


Firenze - Interno della chiesa di Monte Oliveto
Firenze – Interno della Chiesa di Monte Oliveto – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Le costruzioni sono piuttosto regolari, ma parecchi mutamenti fecero loro perdere ogni carattere, ed oggi esse non servono più per monastero, ma per deposito di convalescenti militari.  Per visitare l’interno, io mi rivolgo alla sentinella che passeggia innanzi all’ingresso: essa mi manda dal caporale di guardia, che a sua volta mi invia dal sergente; questi mi dirige dall’ufficiale; io credo d’essere finalmente giunto alla meta, ma nossignori! Il tenente fa la siesta, ed i suoi subordinati non osano interrompere il suo sonno; essi mi consigliano di cercare il cappellano. Facendo di necessità virtù, mi limito a dare, passando, un’occhiata al gran chiostro, che si stende all’interno dell’edifizio, e circonda le costruzioni finché giungo all’alloggio del cappellano, presso alla chiesa.

Il prete accoglie gentilmente la mia domanda: è un Olivetano, l’antico superiore, ancor giovane e molto affabile: gli si concesse di restare a patto di mutare il suo abito religioso (i lettori si ricorderanno che gli Olivetani son vestiti di bianco da ciò il loro nome di benedettini bianchi) con quello secolare. Egli m’introdusse nell’antica sacristia, convertita in sala da pranzo, e di là nella chiesa, posta sotto l’invocazione di san Bartolomeo e sotto il patronato degli Strozzi.

La chiesa ristaurata verso il 1680, composta di una sola navata, è molto ben conservata, e possiede ancora qualche buon quadro. La pala dell’altar maggiore, La Cananea al pozzo  del Bronzino, è una delle migliori composizioni di questo maestro. Si osservano inoltre degli affreschi del Torcetti; a sinistra, dell’altar maggiore santa Agnese; a destra santa Apollonia, all’ingresso san Bartolomeo e san Miniato; finalmente un’Assunzione di Passignano ed una Visione di san Bernardo.

Mostrandomi tante opere diverse che io sono lietamente sorpreso di trovare in questa solitudine, l’antico superiore mi narra che il suo convento è il terzo, in ordine di data, dell’antica congregazione degli Olivetani; colmato di favori dagli Strozzi, che vi hanno la loro tomba di famiglia (il monastero è, in certa maniera, posto nel loro parco), e dai Capponi, esso contava ancora dodici padri nel momento della soppressione. Le opere d’arte che oggi vi si ammirano sono un nulla in paragone di quelle che il santuario possedeva per l’addietro; nel coro, delle statue moderne sostituirono le antiche; queste ornano da un certo numero d’anni la cappella del Bargello, ove si trova il Giudizio universale di Giotto; un altro museo di Firenze, gli Uffizi, s’arricchì della preziosa Annunciazione, per lungo tempo attribuita a Ridolfo Ghirlandajo, ed ai giorni nostri rivendicata in favore di Leonardo da Vinci, come pure d’un trittico di Lorenzo Monaco, una Madonna con Santi (non esposta): la Risurrezione di Cristo ed I Profeti  della scuola di Andrea della Robbia , hanno trovato asilo al Museo Nazionale.

Il mio ospite, di cui mi compiaccio riconoscere l’amabilità e l’erudizione, coltiva egli stesso l’arte del disegno: il suo piccolo e pulito alloggio è ornato di qualche acquerello di mano sua, copiato da Fra Angelico, dal Perugino, da Overbeck. Con delicata attenzione egli riserba per la fine della mia visita una sorpresa che non può a meno di colpirmi vivamente; la sua camera da letto contiene un frammento d’affresco, tagliato da un lato dal muro aggiunto per dividere in due la stanza, e limitato dall’ altro dall’intonaco; non mi è difficile riconoscervi la parte centrale d’una Sacra Cena dell’epoca migliore, il principio del secolo XVI. Le figure , di grandezza naturale, sono rovinate più che a metà; però si distingue ancora, cominciando da sinistra, san Pietro, Cristo, san Giovanni, poi Giuda, seduto secondo la tradizione dall’altro lato e quasi fuori della tavola. Malgrado si crudeli mutilazioni, le teste lasciano scorgere delle qualità reali ; se Giuda guarda lo spettatore con aria truce, per compenso c’è molta tenerezza, specialmente nei lineamenti del discepolo prediletto, che china la testa sulla spalla del Maestro, con un gesto imitato dalla Cena di Leonardo da Vinci; i panneggiamenti poi, alla lor volta, nelle cui bordure si scorgono delle traccie d’oro, si distinguono per la loro ampiezza ed il loro slancio. Fu lo stesso superiore che in questi ultimi anni pose in luce questo interessante frammento, coperto sino allora da uno strato d’intonaco.

Siamo a due passi dalla villa di Bello Sguardo; un panorama splendido e delizioso si stende innanzi a noi. Però dei nuvoloni neri compaiono all’orizzonte; le montagne assumono delle tinte violacee; rumoreggia il tuono: il quadro poco prima cosi allegro e ridente prende un aspetto maestoso; le colline si trasformano in monti giganteschi; ci si potrebbe credere fra le Alpi e non già nella pianura dell’Arno. Poco dopo il sole si apre nuovamente un passaggio, ed un magnifico arcobaleno, che si profila sul fondo oscuro delle nubi, rende al paesaggio tutta la sua serenità. Con questa bell’impressione prendo congedo da Monte Oliveto.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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