Eugenio Müntz, Escursione a Vallombrosa – Pontassieve


Vallombrosa
Vallombrosa – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Gli Inglesi fanno l’escursione da Firenze a Vallombrosa in vettura; basta una giornata per l’andata ed il ritorno, a patto d’alzarsi presto e di coricarsi tardi. I viaggiatori più modesti e più pratici si recheranno in ferrovia a Pontassieve, e di là con uno di quei leggeri veicoli, tanto comuni in Toscana, potranno giungere facilmente al celebre monastero, fondato nell’XI secolo da san Giovanni Gualberto.

La stazione di Pontassieve è ingombrata da una schiera di vetturini; essi si precipitano sui viaggiatori come lupi affamati sopra una mandria di pecore. Non vi sono che diligenze, pesanti carrozze di famiglia e cabriolets che vanno e vengono; le vie risuonano continuamente del tintinnio dei campanelli, dello schioccar della frusta, e dello squillo dei corni dei postiglioni. A prima vista s’indovina che in quelle regioni la locomotiva non ha ancora fatto la sua comparsa.

Pontassieve è un grosso borgo, situato in una bassura, al confluente della Sieve e dell’Arno, e che si stenta alquanto a scoprire. La sua esplorazione non ci farà perdere molto tempo, poiché alla mancanza di monumenti interessanti corrisponde la varietà dei pittoreschi punti di vista. Invano percorro la Via Ghiberti, la Via Garibaldi, invano passo e ripasso sotto le due porte centrali, vecchie ma senza carattere, invano mi spingo sino alla chiesa di San Michele : ovunque non scorgo che case moderne, senza carattere, fra le quali un gran numero d’alberghi, la Locanda del Vapore, la Locanda della Stazione, ecc. L’unico particolare un po’ pittoresco è la processione delle donne che si recano ad attingere acqua, colle loro brocche di rame dalle forme classiche , quelle brocche rese immortali da Hebert nel bel quadro del museo del Lussemburgo a Parigi, le Cervarolles.

In men che non lo dico, il vetturino da me accordato preparò una carrozzella a due posti, tirata da un bruno cavalluccio, dai finimenti in rame ; intorno al collo una collana di campanelli, e sul capo una penna di fagiano. Pochi secondi ci bastano per giungere al ponte costrutto sulla Sieve nel 1555, per cura del duca Cosimo I, e restaurato nel 1788; lasciando alla nostra destra la chiesetta ed il convento di San Francesco, prendiamo la via che conduce a Paterno, e di là a Tosi e a Vallombrosa.

[…]

 

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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