Eugenio Müntz, Escursione a Vallombrosa – Pelago e Paterno


Pelago
Pelago – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

I dintorni di Pontassieve hanno tutta l’apparenza della fertilità. Se le ville sono rare, vi pullulano invece gli ulivi e le vigne. Questa monotonia nella ricchezza comincia a stancare, quando, dopo aver camminato a lungo tra il fiume e le colline più o meno alte, coronate sulla sommità di cipressi, il cui nero fogliame spicca sull’azzurro dell’orizzonte, si giunge finalmente ai piedi d’una montagna seria, imponente, ornata quasi a mezza costa da una torre, che serve oggi quale dimora ad una famiglia di contadini.

Tutt’ intorno si stende una bella foresta di quercie e di abeti; ma quando si comincia, a stento, a prendere diletto alla vista di quel fresco fogliame, ecco che vi trovate in mezzo ai campi. In queste regioni, ove la legna pel riscaldamento non ha che un tenue prezzo, i contadini muovono una guerra accanita agli alberi d’ogni specie; tutti gli anni si stende la loro distruzione; continuando così in mezzo secolo non resterà loro più nulla da dissodare.

Dopo qualche centinaio di metri incontriamo un nuovo angolo di foresta; ma ciò che maggiormente attrae l’attenzione è la via d’Altomena, che comincia alla nostra sinistra, fra due file di rocce, d’un effetto veramente grandioso; dinanzi a questa costruzione rustica ed imponente devo ammirare ancora una volta il gusto e la sollecitudine dell’amministrazione del Genio civile in Italia.

Finora la serie delle colline che si stende alla nostra sinistra ci ha completamente nascosto questa parte di paesaggio; ad un tratto si presenta ai nostri sguardi una valle frastagliata, appoggiata ad un’imponente catena di monti, col villaggio di Pelago — la patria di Ghiberti — pittorescamente situato sulla cima d’una collinetta, la contrada però diventa sempre più selvaggia; solo di tratto in tratto si scorge su questo suolo sassoso un abete, un cipresso, una quercia, che fieramente spiccano sull’azzurro del cielo. Il rigore del clima non c’entra affatto in questa miseria di vegetazione: prova ne sono i fichi ed i ciliegi che ancora per lungo tempo si scorgono, anche ad un’altezza molto maggiore ; vedo pure molte piante d’ireos destinate a produrre la polvere di toeletta, universalmente conosciuta.

Già da qualche minuto la salita va crescendo : ciò è quanto dire che il paesaggio guadagna molto in carattere ed in novità. Una misera casa isolata sorge sulla cima della collina; con mia grande sorpresa è una rivendita di sale e tabacchi; tutti i suoi clienti vengono, a quanto pare, molto da lontano !

Poscia la strada discende ; si traversa dapprima un villaggio, di cui non ricordo il nome, per giungere finalmente al paese di Paterno, la cui principale costruzione, una vasta casa dipinta di rosa, formava per l’ addietro una dipendenza di Vallombrosa. A partire da Paterno, la strada  si dirupa ; il nostro cavalluccio che sino ad ora s’era fatto molto onore , comincia a respirare affannosamente, delle gocce di sudore spuntano intorno alla sua bruna criniera.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

2 Comments Add yours

  1. Trilce scrive:

    Bellissimamente narrato, sono rimasta con la voglia di continuare a leggere🙂

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    1. Carlo Rossi scrive:

      L’escursione continua, ti ringrazio per la tua attenzione.
      Saluti.

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