Eugenio Müntz, Vallombrosa


Vallombrosa - Il convento visto dal basso
Vallombrosa – Il convento visto dal basso – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Il convento non ha nulla della severità di quelli del medio evo, metà fortezza, metà prigione. L’ampiezza, e quasi quasi si potrebbe aggiungere la maestà delle costruzioni, provano ch’esso fu eretto in un’ epoca più vicina a noi, e in cui la ricerca del benessere si sostituì al regime di macerazione imposto da san Giovanni Gualberto.

Un vasto muro, senza merli, circonda il corpo principale dell’edilizio ed i suoi annessi; solo, come abbiamo visto prima, la foresteria (oggi l’albergo della Croce di Savoja) si trova fuori di questa cinta. L’angolo destro del muro è occupato da una costruzione; quadrata, la quale nella sua forma attuale non ha nulla di monumentale, ma in cui è facile indovinare un’antica torre, ristaurata, rimodernata nel 1012 (tale è la data che vi sta incisa).

Vi si entra per una porta aperta nel 1637, e provvista d’un cancello eseguito nel 1773 e si giunge nella vasta corte che si stende innanzi al convento, e che trasformata in orto, con aiuole piantate a cavoli, a fagioli, a pomidoro, unisce l’utile al dilettevole. La facciata del convento è imponente, ma comune, invano vi si cercherebbe qualche idea architettonica d’un ordine superiore. Così, senza fermarmi ad esaminarla nei suoi particolari, io mi rivolgo al guardiano per chiedergli di farmi visitare l’interno.

Vallombrosa - La Chiesa
Vallombrosa – La Chiesa – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

La chiesa di Vallombrosa fu ricostrutta all’epoca dello stile barocco; non bisogna però cercarvi dei monumenti dell’arte al suo apogeo.  Le parti più originali della chiesa sono le cappelle contenenti le reliquie.  […]  Un quadro — un santo seduto e quattro altri in piedi — che il mio cicerone attribuisce con alquanta precipitazione a Ghirlandaio, dà per un momento un indirizzo diverso ai miei pensieri. L’ opera data dal XV secolo ; ma sventuratamente non è più che una rovina. Prima d’ abbandonare la chiesa si possono vedere nella sacristia le abitudini di lusso proprie a Vallombrosa : gli armadi rigurgitano di ornamenti sacri, il bisogno d’abbagliare si fa strada persino nella considerevole serie dei candelabri di legno dorato.

Alla visita della chiesa succede quella del convento. L’ala sinistra serve d’asilo ai tre monaci, ultimi rappresentanti, in questi luoghi, dell’Ordine di san Giovanni Gualberto; e di qui eomincierò. Uno dei frati vuole farmi da guida ; è un uomo istruitissimo. Prima di tutto mi fa percorrere un vasto corridoio, le cui celle a vòlta, e bene mobiliate , guardano sul cortile; indi m’introduce nel piccolo osservatorio meteorologico ove tre volte al giorno egli registra la condizione atmosferica. Questo santuario della scienza è modesto; vi si osserva tuttavia una ricca scelta d’ istrumenti, barometri, termometri, pluviometri, ecc. Sebbene d’una altezza media, il clima di Vallombrosa presenta un fenomeno singolare : non è raro che cominci a nevicare sin dal settembre, e talora si protragga sino al giugno ; la bella stagione non comprenderebbe che tre o quattro mesi al più, tutto il resto dell’ anno un ampio lenzuolo bianco ricopre quella contrada.

L’istituto forestale di Vallombrosa, il principale stabilimento di tal genere in Italia, occupa l’ala destra del convento. Il governo pensò con ragione che nessun luogo sarebbe stato più propizio agli esperimenti delle future guardie generali, dei dintorni del monastero, coi loro 1500 ettari di foreste demaniali. Cinque professori dimoranti a Vallombrosa stessa, due altri che vengono due volte alla settimana da Firenze, sono incaricati d’impartire l’insegnamento tecnico, completato da una biblioteca speciale, nel locale dell’antica biblioteca del convento, come pure da collezioni.

Per trasformare il monastero in iscuola, bastò un semplice mutamento di denominazione: le celle, divennero stanze da lavoro, coll’aggiunta di alcuni mobili (la camera d’ogni allievo contiene un letto, un divano, due tavoli ed uno scrittoio); il refettorio, donde non si tolsero neppure i ritratti antichi, serve da sala da pranzo; la cucina, rimarchevole pel suo camino monumentale, sostenuto da sei pilastri, ha conservata la stessa destinazione, colla differenza che i piatti di magro vi compariscono più raramente.

Vallombrosa - Il Convento visto dall'alto
Vallombrosa – Il Convento visto dall’alto – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Vallombrosa deve più alla natura , una natura forte e generosa, che all’ arte. Sicché abbandonando il monastero, di cui bisogna ammirare l’aspetto grandioso, anziché lodare i particolari, mi interno nei boschi che lo circondano da ogni lato.

A sinistra, un po’ in giù, si vede uno stagno, alimentato da un emissario del vivaio ; l’emissario di questo stagno, le cui acque d’ un grigio turchino fanno spiccare ancor più la severità della foresta d’abeti, forma a sua volta, un po’ più in giù, un serbatoio che mette in moto una segheria. Questi terreni sono in apparenza ribelli ad ogni tentativo di coltivazione, poiché solo alcuni passi li separano dalle gole profonde e selvagge, in cui precipitano i torrenti, rocce scoscese, in mezzo alle quali l’amministrazione del genio civile tenta ora di stabilire una via.

Risalendo il corso del torrente, vedesi l’acqua or correre a zig-zag attraverso le roccie, ora cadere perpendicolarmente e formare cascate imponenti : più lungi essa passa calma, pura, sopra un letto di musco, che ricopre d’un limpido strato.

Più vicino al convento, un ponticello rustico conduce al Paradisino. Si passa dinanzi ad una piccola cappella chiusa e per un sentiero selciato si giunge, in pochi minuti, ai piedi d’una roccia, coperta di musco, che sporge sul bosco ad un’altezza di 75 metri. Ancora un breve sforzo e si raggiunge la piattaforma su cui s’innalza il Paradisino.

La vista é quivi magnifica, sorprendente; sopra di noi le scure montagne, ai nostri piedi il convento; nella lontananza, l’immensa valle dell’Arno. L’isolamento della roccia aggiunge non poco a tali impressioni; vi credereste nelle regioni eteree ; il petto si allarga , lo spirito vola in un mondo ideale ! Tutto, qui, invita alla meditazione !

L’ antico romitaggio, noto sotto il nome di Paradisino, é oggi una succursale dell’albergo alla Croce di Savoja. Trattasi d’una casetta, preceduta da un orticello, e divisa in due parti da un corridoio, su cui dànno le stanze; la cappella serve da sala da pranzo. D’estate neppur una camera rimane disponibile ; i forestieri se le disputano accanitamente.

Per completare 1’esplorazione , resterebbe da fare la salita al Prato Magno ; basta un’ora e mezza per raggiungerne la cima. Ma la giornata sta per finire, é d’uopo pensare al ritorno. Aspettando che il conduttore attacchi i cavalli, vedo l’ombra discendere rapidamente dalle montagne, per invadere la vallata a cui ha dato il suo nome. Sono già le quattro e mezza, e io mi allontano da Vallombrosa ripetendo il verso altrettanto giusto quanto pittoresco di Virgilio :

Majoresque cadunt altis de montibus umbræ.

[…]

 

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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