Eugenio Müntz, La Villa Medicea di Careggi


La villa Medicea di Careggi
La villa Medicea di Careggi – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Si direbbe che i primi Medici colla molteplicità delle loro residenze abbiano voluto consolarsi almeno della semplicità esteriore, a cui li condannava la ragione di Stato. Il termine palazzo o castello sarebbe troppo pretenzioso per le loro costruzioni, quasi tutte di dimensioni modeste: sono ville di ricchi patrizi che non isdegnano all’occasione di sorvegliare da ciascuno di questi centri d’osservazione i lavori agricoli importanti che si eseguiscono all’ intorno. Ciò significa che la finezza e la distinzione sostituiscono la magnificenza, in dimore anzitutto borghesi. Così i Cochin ed altri pretesi conoscitori del secolo scorso vi passarono dinanzi senza degnarle neppur d’uno sguardo. Ma la critica moderna sa meglio distinguere il vero dal falso, l’oro puro dall’orpello, e ciò avviene per tali ville trascurate, ove la delicatezza dell’architettura, una saggia disposizione e un certo qual profumo d’ intimità, procurano dei rari godimenti estetici.

Le tre ville di cui vi parlerò non distano le une dalle altre che alcune centinaia di metri, ed è facilissimo recarvisi tanto colla ferrovia come col tram. Ingannato da una falsa indicazione, io scelsi la via più lunga: per cui al lettore, a cui presento le mie umili scuse, sarà giocoforza errare con me alla ventura ed attraversare anche dei campi. Come nell’escursione a Poggio a Cajano, partendo dalla porta al Prato si segue la lunga e noiosa strada Pistoiese, poi, dopo oltrepassato il parco di San Donato, si volge a destra per internarsi in una di quelle strade, costeggiate da siepi o da muri che disegnano inestricabili labirinti intorno a Firenze.

Il paese essendo piano e i muri intercettando completamente la vista, è impossibile orientarsi. In due parole : dopo lunghe peregrinazioni raggiungo infine il canale di Ponte a Mezzo, che prende il suo nome da un ponte ad un arco, gettato sopra un piccolo corso d’acqua, quasi a secco, malgrado le pioggie dirotte delle ultime settimane. Di là risalgo la corrente e dopo una nuova tappa giungo a Ponte a Rifredi, stazione di ferrovia, e fermata di tram, ove mi sarebbe stato facilissimo recarmi direttamente da Firenze. La località è graziosa: molte casine si stendono ai piedi del monte ; l’industria moderna si palesa con dei camini a vapore ; finalmente la chiesa contiene due interessanti produzioni dei della Robbia, due Evangelisti.

Careggi, qual nome nella storia dello spirito umano ! In questo modesto asilo, disposto da Michelozzo per Cosimo, il Padre della Patria, l’Accademia platonica tenne le sue prime sedute. Firenze e dopo di essa l’ Europa intera si sono ritemprate alla viva sorgente degli insegnamenti del divino Platone. La civiltà moderna ebbe origine in gran parte da questi dotti colloqui, ai quali i Medici ed i loro amici non attribuivano certo una simile importanza.

Ci può mai essere un pellegrinaggio più degno di venerazione ? Se contempliamo poi la storia particolare di Firenze, quanti avvenimenti memorandi !  Ivi spirarono, a vent’ otto anni di distanza, l’immortale avo ed il non meno illustre nipote Cosimo e Lorenzo il Magnifico ; il primo in età avanzata, scomparso fra il rimpianto dei suoi concittadini che lo denominarono il Padre della Patria; il secondo rapito bruscamente nel fiore dell’età (non contava che 44 anni) portando secolui il segreto della pace europea. Infatti , vivo Lorenzo, Carlo VIII non avrebbe mai intrapreso la fatale spedizione, principio delle guerre d’Italia, causa prima d’ incalcolabili complicazioni, le cui conseguenze si ripercossero sino ai tempi nostri. […]

Acquistata nel 1779 dalla famiglia Orsi, Careggi divenne nel 1848 proprietà d’un ricco inglese, sir Francis Sloane,  la cui vedova l’abitava ancora al momento della mia ultima visita. Per le cure del suo ultimo proprietario la villa fu circondata di un magnifico giardino ; è attraverso i larici, le acacie, i rosai bianchi o rossi, che si giunge presso alla casa, che — è duopo convenirne — non ha nè una grande apparenza, ne molto carattere. Soltanto la fila di merli che sta sopra al piano superiore e fa da sostegno ad una galleria aperta, rialza alquanto questi muri nudi coperti d’ una grigia intonacatura. Le finestre sono d’uno stile molto moderno, quasi volgare.

Mentre portano il mio biglietto di visita alla padrona di casa, chiedendole per me il permesso di visitare l’interno, io esamino il cortile in cui mi trovo. Questo ha una fila di pilastri e due giri di colonne, e fu trasformato, non senza buon risultato, in un giardino d’inverno. Il pozzo, abbastanza profondo, ricorda quello in cui si precipitò il medico di Lorenzo il Magnifico, temendo d’essere accusato di aver avvelenato il suo principesco cliente. Intanto il permesso richiesto mi viene graziosamente concesso, ed io, sotto la guida d’ un servo, percorro una serie di sale che provano il culto di Sloane pei ricordi inerenti alla sua villa.

L’ interno — e questa particolarità la notai in molte ville dei Medici — mantiene molto più di quanto prometta l’esterno: è vastissimo (contiene anche una cappelletta moderna) e poteva alloggiare comodamente la famiglia dei letterati e degli artisti aggruppati intorno a Cosimo ed a Lorenzo. Qualche volta pure degli ospiti principeschi venivano accolti. Galeazzo Maria Sforza, il futuro duca di Milano, che visitò Careggi nel 1459, loda la bellezza dei giardini e l’eleganza della casa. Fra le opere d’arte che la decoravano, si osservava specialmente un quadro di Memling ricordato dal Vasari, e il Fanciullo col delfino del Verrocchio, oggi esposto nel cortile del Palazzo Vecchio di Firenze.

Ci vuole una certa forza d’astrazione per poter evocare tali ricordi, innanzi ai tappeti ed ai mobili inglesi, che si alternano con mediocri pitture o sculture e producono con questi la più strana cacofonia. Questi delitti di leso-gusto si manifestano sin nella disposizione della facciata, che dà non sul giardino dal quale si entra ma sul lato opposto, cioè sul pendìo della collina e sul torrente che scorre al fondo. Ma qual lusso nelle piantagioni che si stendono fra le due ali, sporgenti sulla facciata ! Questi palmizi, queste fucsie, questi aranci, mirabilmente coltivati, formano un felice contrasto colla rozzezza del paesaggio circostante !  Vinta sul terreno dell’arte, l’Inghilterra vuole riconquistare tutti i suoi vantaggi su quello dell’orticoltura.

[…]

 

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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