Eugenio Müntz, Firenze – Villa Medicea di Castello e la Petraia


 

Firenze - La villa Medicea della Petraia
Firenze – La villa Medicea della Petraia – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Poggio a Cajano e Careggi ci consentirono d’ammirare il lusso discreto dei primi Medici. A Castello ed alla Petraja ci troviamo di fronte, non più a patrizi, ma a sovrani e sovrane, appartenenti ad un periodo in cui il bisogno della pompa la vince sul bisogno di calma e di intimità. […]

Io consiglio caritatevolmente ai miei successori d’andare direttamente da Firenze a Castello in tram, sarà una via più breve e più piacevole. In capo al piccolo borgo, o piuttosto della sua unica strada lunga e monotona, un viale di castagni, conduce alla villa reale. Lasciando alla nostra destra la villa Corsini, colla sua facciata piena di pretesa e tetra, non si tarda a giungere dinanzi alla villa di Castello, situata a mezza costa. Quanto i Corsini vollero abbagliare colla magnificenza, altrettanto i Medici ostentarono la semplicità. Ci troviamo noi di fronte alla villa favorita degli antichi Granduchi, o del primo re d’Italia ?   Si è tentati di dubitarne. La facciata è d’una sorprendente nudità; non comprende che un pianterreno, nel cui centro è praticata una porta rustica, ed un primo piano provvisto d’ un balcone ; nessuna traccia di stemmi ! Dell’interno io non parlerò, e per una buonissima ragione: una severa consegna proibisce di visitare gli appartamenti, ove si trovano però delle pitture del Pontormo, del Bronzino e d’altri maestri.  Ma per uno speciale favore ottenni di visitare i giardini, e questi solo valgono la pena del viaggio.

Questi giardini sono una creazione del primo granduca, Cosimo, che ne affidò la decorazione ad un abile scultore, Niccolò Tribolo (nato nel 1485, morto nel 1550). Sin dai primi passi si resta colpiti dalla grazia squisita d’una vasca di marmo, ornata d’un putto seduto in un angolo, e col motto SEMPER, due volte tracciato sulla base triangolare. Si attribuì questa meraviglia in miniatura al grande Donatello ; ma sia detto senza voler deprezzarla, essa certamente non è opera sua. Più lungi sorge una fontana monumentale, con due conche sovrapposte, di cui 1′ una contiene due putti in bronzo; un gruppo d’Ercole ed Anteo (di Ammanati, che lo eseguì dopo la morte del Tribolo) corona il monumento, circondato da sei statue antiche. E’ difficile trovare una composizione così sapientemente ritmica, d’un gusto così fine e distinto. Continuando la nostra esplorazione, scopriamo dei boschetti d’aranci, o di alloro, e finalmente una decina di statuette in marmo, graziosissime (donne che suonano il liuto, la viola, o con un calice in mano, ecc.). Queste statue, in cui senza fatica si può riconoscere un lavoro del XVI secolo, provengono dall’antica facciata del Duomo, i cui avanzi ornano ed ornarono tanti monumenti pubblici o privati, dal Viale di Poggio Imperiale sino ai giardini dei Ruccellai.

La parte superiore del giardino, che si stende sui fianchi d’una collina, ha per principale ornamento una grotta artificiale, contenente tre bacini nei quali si trova un serraglio dei più strani: rinoceronti, orsi, camosci, scimmie, giraffe, leone, liocorno, elefante, cinghiale, daino, ecc. Per animare questo spettacolo poco attraente, si coprirono questi mostri coi più chiassosi colori. Il resto della grotta è poco dissimile: ciottoli e frammenti di madreperla disegnano sulle pareti degli ornamenti antidecorativi, mentre delle stalattiti pendono dalla vòlta. Soltanto gli uccelli di bronzo sparsi qua e là, meritano qualche attenzione; ne è autore il Gianbologna.

Una gradinata conduce ad un ameno bosco di guercie verdi, miste a cipressi, il cui bruno fogliame s’ accorda col loro; tutta la tonalità del bosco forma un torte contrasto col ridente giardino lì accanto. Un laghetto, con una roccia nel mezzo, su cui sorge la figura d’un vecchio tremolante, la personificazione dell’Inverno, aumenta ancora la solennità del bosco. Più lungi si stendono altre costruzioni ibride, destinate ad usi diversi.  Il ricordo di parecchi celebri personaggi si collega a Castello: Benvenuto Cellini, che nel 1552 vi ricevette da Cosimo un’accoglienza poco graziosa; Bianca Capello che vi abitò a parecchie riprese; e finalmente il celebre pittore di battaglie, il Borgognone.

Pochi minuti bastano per recarsi da Castello alla Petraja. Un giardiniere reale, scalzo (che infrazione all’etichetta!), mi conduce attraverso un viale ombreggiato, dinanzi al cancello di ferro della villa. Dopo aver camminato un istante nei campi, si giunge ad un secondo cancello che mette nel parco; questo è splendido davvero; verdi quercie e cipressi secolari, roccie e cascate che alimentano il bacino della villa, formano un insieme d’una solennità e d’una grandezza straordinaria.

La stessa villa, malgrado i ristauri ordinati da Vittorio Emanuele , ha molto più carattere di quella di Castello. Una specie di campanile, con due gallerie esterne nella sua parte superiore, ci rammenta che nelle sue origini la Petraja era un forte castello che sostenne, con buon successo, parecchi assedi (i suoi primi possessori furono i Brunelleschi,  a cui successero Palla Strozzi, i Salutati, e finalmente verso la fine del XVI secolo i Medici); i costumi più dolci dell’ epoca nostra lo mutarono in un luogo di riposo e di delizie. Fu l’architetto Buontalenti che diresse tale trasformazione.

La parte più originale della villa è l’antico cortile, oggi coperto di vetri e convertito in salotto. Questo salotto ha un aspetto grandioso, colla sua doppia fila di colonne, alle quali son fissate delle teste di cervo, trofei riportati da Vittorio Emanuele dalle sue caccie ; gli affreschi che ornano le pareti, la luce abbagliante che scende da un soffitto ad invetriata, aumentano ancora l’effetto.

La facciata della villa non ha nulla di monumentale : il tetto è posto direttamente sui muri, senza intervento d’architrave, di fregio o cornicione. Otto finestre al piano superiore, sei al piano inferiore; un quadrante solare; un’intonacatura giallastra, a catene dipinte in bruno. Come siamo lontani dagli splendori di tante altre residenze reali !  Sulla porta, lo stemma dei Medici, in marmo, che i nuovi padroni ebbero il buon gusto di rispettare.

A destra ed a manca della villa si stendono dei giardini, contenenti numerose uccelliere, oggi vuote. Gli antichi signori della Toscana vi avevano riunito, si dice, una grandissima collezione d’uccelli. Le due enormi quercie verdi, di parecchi metri di circonferenza, che occupano la parte sinistra del giardino, trovarono più clemenza: ed esse possono ancora, come le loro compagne di Robinson, offrire una graziosa ospitalità agli abitanti della villa, che vogliono prendere il fresco sotto i loro rami secolari.

Il principale ornamento del giardino consiste nella sua fontana, non meno elegante di quella di Castello, ed essa pure opera di Tribolo. La parte inferiore è formata da un bacino di marmo, in cui guizzano dei pesciolini dorati. Al disopra, dei satiri a cavallo di delfini (in marmo bianco venato di rosa) servono di sostegno ad una vasca, ornata di ghirlande tenute da genii nudi; da questa prima vasca emerge un piedestallo, molto grazioso, con zampe di leone, genii, festoni, e sostiene una seconda vasca molto più piccola, nella quale una bagnante, asciugandosi i capelli, come un’altra Venere Astarte, fa cadere un sottil filo d’acqua. Questa statua in bronzo è opera di Gianbologna, che qui mostrò di possedere, ad un ugual grado, la grazia e la potenza.

Per completare lo studio delle ville dei Medici ci resterebbe a descrivere Topaja, l’antica residenza del Varchi, l’amico di Michelangiolo e lo storico indipendente della Repubblica fiorentina. Questa costruzione, poco importante, a quanto mi si dice, è un po’ al disopra della Petraja. Ma per ottenere il permesso di visitarla ci vogliono protezioni, a cui esito ricorrere. Del resto le escursioni a Careggi, a Castello, a Petraja hanno sufficientemente riempita la mia giornata; essa mi permise, se non m’inganno, di mostrare quale quantità di capi d’ opera, qual mondo di ricordi contengano questi monumenti secolari, tanto negletti dalla turba dei viaggiatori.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

Aggiungo alcuni indirizzi internet per avere altre informazioni sulle Ville Medicee  ( Patrimonio mondiale Unesco ) :

http://whc.unesco.org/en/list/175

http://www.regione.toscana.it/ville-e-giardini-medicei

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...