Eugenio Müntz, San Gimignano


San Gimignano - Palazzo Pubblico
San Gimignano – Palazzo Pubblico – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

Ritorniamo a Firenze per giungere, passando da San Donnino, Montelupo, Empoli, alla stazione di Poggibonsi, donde ci dirigeremo a San Gemignano o Gimignano, la città dalle belle torri. Alla stazione di Poggibonsi, molte vetture aspettano impazienti di condurre il forestiero, per sole due lire, a San Gemignano, tratto di strada che richiede almeno un’ora o un’ora e un quarto.

Si segue per un po’ una via ben tenuta, costeggiata da pali telegrafici e su cui dei buoi trascinano rassegnati dei carri dipinti in rosso. A sinistra, sopra una collina, una villa spaziosa in mezzo ad una lussureggiante vegetazione e ad alberi d’ogni specie : è la villa Ricasoli, residenza del celebre uomo di Stato, il barone di Ferro, come si soleva chiamarlo. Le viti attaccate agli alberi portano degli enormi grappoli di uva nera e bianca; i campi di grano dimostrano la fertilità del suolo, che non è sassoso come in altre parti della Toscana. Alcuni branchi di pecore pascolano di qua e di là. Si disegnano da lontano le alte montagne, mentre presso a noi, sulla cima d’una montagnola, si rizza fieramente San Gemignano dalle belle torri.

Di tratto in tratto un bel cipresso, dei gelsi, delle betulle , delle siepi di more selvatiche e di bacche rosse. La via descrive dei giri innumerevoli, e San Gemignano, ch’io credevo d’aver già raggiunto, scompare di bel nuovo. Poi come per incanto le torri si drizzano a noi dinanzi in tutta la loro maestà, salvo a sparire da capo.

Dopo circa mezz’ora la salita comincia attraverso giri più numerosi ancora di prima. Ma a misura che ci avviciniamo, pare che la città si allontani sempre più. E’ un vero giochetto. Ai gelsi succedono ora gli ulivi il cui colore grigio contrasta col verde brillante della vegetazione che ci circonda. Senza dubbio la montagna è troppo erta: perciò in luogo di fare l’ingresso in città pel davanti bisogna pazientare sinché le si giunga dietro.

Le fortificazioni, imponenti e pittoresche, sono fiancheggiate da parecchie torri gotiche, rotonde, coronate di merlature. Dei mucchi d’ erba crescono negli interstizi e dei piccioni vengono a cercarvi un asilo.

Dalla piazza che stendesi innanzi alla porta, dalla parte di Poggibonsi — la piazza Cavour — guarnita di banchine di pietra, godesi d’una vista magnifica: innumerevoli montagnole verdeggianti si stendono innanzi allo spettatore; talora una casetta mitiga la severità del panorama.

San Gemignano e una città d’altri tempi. Le sue vie lastricate sfidano i mezzi di locomozione moderni. Però, come ogni città italiana che si rispetti, San Gemignano ha il suo corso: la via San Giovanni, ch’è abbastanza regolare. Quivi le case sono antiche ed alcune offrono dei graziosi disegni d’ornato in mattoni. La popolazione è gentilissima; operai e contadini salutano sempre il forestiero.

La piazza della Cattedrale o del Municipio, oggi piazza Vittorio Emanuele, si stende ai piedi d’una collinetta a cui si giunge seguendo la Via della Rocca: sembra che questa piazza sia stata per l’addietro protetta da una prima cinta. Quanto alla collinetta, essa è coperta d’alberi tra cui si scorgono degli avanzi di bastioni. Passate da una casa privata e vi trovate in un orto a cui servono di recinto gli avanzi dell’antica fortezza. Una scaletta in mattoni conduce ad un terrazzino, dall’alto del quale lo sguardo abbraccia tutta intera la contrada, montagne a perdita d’ occhio , orizzonti infiniti.

L’Albergo Giusti, o Locanda della Piazza, posto in piazza, è più che modesto. Un’oscura scaletta conduce al primo piano, ove trovasi la sala da pranzo, adorna d’affreschi rappresentanti paesaggi addirittura infantili; alle pareti alcuni quadri antichi da vendere; sulla tavola una tovaglia rammendata.

Se Pistoia fu ospitale agli scultori, San Gemignano non lo fu meno coi pittori : alla cattedrale o Collegiata, o Pieve, il pittore senese Berna  ha illustrato il Vangelo con una serie d’affreschi, ricchi d’atteggiamenti drammatici e di piccanti quadri di genere, mentre un altro senese Domenico di Bartolo, ha riprodotte le scene della Genesi. Nel coro un Pollajuolo, e una Santa Conversazione di Benozzo Gozzoli. Una cappella dello stesso santuario ci offre la Storia di santa Fina di Domenico Ghirlandaio. Al Palazzo comunale poi ammireremo la Vergine di Lippo Menimi, l’Annunciazione di Filippino Lippi e la Vergine in gloria del Pinturicchio, d’un colorito intenso. La chiesa di Sant’Agostino finalmente si onora del magnifico Ciclo della Vita di sant’Agostino, creazione del Gozzoli, il narratore, l’incantatore per eccellenza. Quale regalo agli occhi, quali emozioni all’anima !    È la primavera resa eterna in quest’umile chiesa dall’unica navata, senza cappelle laterali, senza crociera e col suo soffitto semplicissimo.

La Biblioteca comunale merita una visita. Fondata circa una ventina d’anni sono, grazie all’iniziativa d’uno di quegli eruditi che non mancano in Italia, lo studioso Nomi, essa possiede oggi circa 10 000 volumi, tra i quali dei manoscritti interessanti, come la Vita di Carlomagno, proveniente dalla biblioteca del duca Federico d’Urbino.  Con un bilancio di 200 franchi, questo indimenticabile Nomi sa operare ogni specie di miracoli, ricordando la moltiplicazione dei pani.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

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