Eugenio Müntz, Firenze – Il Campanile di Giotto


Firenze - Il Campanile di Giotto - 2015 - 07 - 09 - DSCF0076
Firenze – Il Campanile di Giotto

La storia del campanile, dell’altezza di 82 metri, che si erge dirimpetto al Battistero, dall’altro lato della via Calzaioli, e che è celebre sotto il nome di Campanile di Giotto, è delle più oscure. Ma prima di tentare il mistero delle sue origini segnaliamo un tratto particolare ai monumenti religiosi d’Italia: in luogo di collocare il campanile sulla facciata del santuario, o sulla crociera, in luogo di fonderlo nell’insieme architettonico, gli Italiani si compiacciono a staccarlo, ad isolarlo, come se si trattasse d’un elemento parassita. Tale è la disposizione che si manifesta sin dal VI secolo a Ravenna; tale è quella che domina nel XII secolo a Pisa; tale è ancora quella che prevale, in un’epoca più vicina a noi, in una quantità di costruzioni della Toscana o dell’Italia centrale. Non si direbbe che gli Italiani temano di scuotere gli edifizi col suono delle campane ? Altrimenti come spiegare ch’essi abbiano allontanato per un capriccio un membro d’architettura che dovrebbe esserne parte integrale ?

Dalle più recenti ricerche, l’antico Campanile essendo stato distrutto nel 1333 da un incendio, l’Opera del Duomo, incaricò Giotto, che secondo l’uso di tanti artisti del XIV, XV e XVI secolo, univa la pratica dell’architettura con quella delle arti, di comporre il piano d’un nuovo edifizio più splendido. L’anno dopo gli operai si accinsero a gettarne le fondamenta.

Dopo la morte di Giotto i lavori continuarono dal 1337 al 1349, sotto la direzione del suo allievo Andrea Pisano, lo scultore delle porte del Battistero, che li condusse sino alla cornice scolpita sopra le nicchie.  Francesco Talenti, che a sua volta sostituì Andrea Pisano, ebbe l’onore di completare la costruzione; ma egli vi introdusse delle sensibili modificazioni, che, se interruppero in parecchi punti lo svolgersi delle lince tracciate da Giotto, arricchirono tuttavia l’edifizio delle sue magnifiche finestre bifore e trifore.

Da questi dati si vede a qual punto si sieno ingannati gli storici d’arte, come Renouvier, i quali affermano che tal “gioiello in marmo” , perfetto sotto ogni riguardo, fu costrutto tutto di getto, con uno stile ogivale, italiano senza dubbio, ma puro, elegante e d’una ricchezza inaudita. Non v’ha ormai artista, e nemmeno un dilettante, il quale non riconosca che quanto la parte inferiore del Campanile pecca per povertà, per mancanza di rilievo, e per la timidezza delle sue nicchie, altrettanto vigore abbiano i profili in alto, e garbo e ricchezza le finestre.

La missione dell’architetto non era finita che già cominciava quella degl’artisti d’intaglio e degli scultori. Meglio ancora dei bassorilievi e delle statue del Battistero, quelli del Campanile svolgono innanzi a noi gl’annali della scultura fiorentina, da Andrea da Pisa sino a Donatello e Della Robbia.

La gloria del Campanile sta nelle statue del Donatello: Davide (il Zuccone), Geremia e san Giovanni Battista, che si trovano dal lato ovest, dirimpetto al Battistero. Abramo ed Abaene sul lato est. Tali pagine maestre, in cui risplendono le qualità e i difetti del Donatello, la sua anima, il suo slancio, ed anche la sua brutalità, erano di natura tale da colpire i suoi concittadini; troppo differivano dalle statue anteriori e dalla loro stessa cornice, intendo dire dall’architettura che le accoglieva, per non richiamare l’attenzione della folla. Prestissimo si riconobbero nel David i tratti d’un Fiorentino celebre per la sua bruttezza, il Zuccone, resi con un’ inesorabile esattezza. Bravate simili contribuiscono alla popolarità d’un artista, più d’ogni prodigio d’esecuzione.

[…]

 

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

Firenze - Il Campanile di Giotto e la facciata del Duomo - immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz,  Fratelli Treves Editori, 1899
Firenze – Il Campanile di Giotto e la facciata del Duomo – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di Eugenio Müntz, Fratelli Treves Editori, 1899

3 Comments Add yours

  1. marzia scrive:

    Avevo 12 anni quando lo vidi e il nitore del suo aspetto è rimasto indelebile..
    Evidenzierò questo post quanto prima.
    Buon pomeriggio dal Sud

    Mi piace

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