Eugenio Müntz, Firenze – Palazzo Medici-Riccardi e Palazzo Pandolfini


Firenze - Cortile di Palazzo Medici-Riccardi - immagine tratta da Firenze e la Toscana di E.Muntz - 1899 - Fratelli Treves Editori
Firenze – Cortile di Palazzo Medici-Riccardi – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

A breve distanza dal Duomo, si erge su tre strade (via Cavour, via Gori, via Ginori) il capo d’opera di Michelozzo, l’allievo prediletto di Brunellesco : intendo parlare del palazzo dei Medici , più noto oggi sotto il nome di palazzo Riccardi. Solo uno scrupolo di diplomatico impedì Cosimo dei Medici, il vecchio, il Padre della Patria, di affidare allo stesso maestro la costruzione del suo palazzo; il progetto espostogli da Brunellesco gli parve talmente grandioso, che temette, adottandolo , di destare la gelosia dei suoi scontrosi concittadini. Egli incaricò adunque Michelozzo di comporre per lui un progetto più modesto.

Non senza una certa emozione si ammira questa dimora che ospitò tanti uomini celebri; ci troviamo costretti ad evocare i primi Medici: Cosimo, suo fìglio Piero, il nipote Lorenzo il Magnifico, il papa Leone X ed i loro innumerevoli amici: Michelozzo e Donatello, fra Filippo Lippi e Benozzo Gozzoli, Marsilio Ficino, Poliziano, Pico della Mirandola, Lascaris, e tutto il fior fiore del Rinascimento fiorentino. Qui abitarono il re di Francia Carlo VIII (1494), il cui arrivo fu il segnale della caduta dei Medici, e l’imperatore  Carlo V (1536), il ristauratore del loro potere.  In breve, si è potuto dire, senza esagerazione: in questo palazzo morì la libertà di Firenze, e nacquero le arti belle; questa tomba della libertà fu la culla dell’arte.

Non si sa spiegare come un rappresentante di questa stessa famiglia, il granduca Ferdinando II, abbia acconsentito ad alienare senza necessità un monumento reso sacro da ricordi tanto gloriosi. La sua indifferenza incoraggiò il marchese Riccardi, a cui egli lo cedette nel 1659, per la somma di 287.000 lire, a cancellare persino le traccie dei primi possessori, per sostituirvi le prove della propria magnificenza.

Quando il governo toscano fece nel 1814 l’acquisto del palazzo, era già troppo tardi per porvi rimedio. Io proprio non giurerei che i nuovi possessori, il prefetto di Firenze, e gli altri amministratori, non abbiano ancora aggravato il male.

Il palazzo eretto da Michelozzo si raccomanda per la fierezza delle sue linee. Forma la transizione tra i palazzi-fortezze, nei quali, a rigore, si poteva sostenere un assedio, e le abitazioni moderne, in cui la preoccupazione della comodità, della luce, dell’eleganza pone in non cale ogni pensiero di difesa.  Questa creazione è ad un tempo grandiosa ed elegante. Ma varchiamo la soglia del palazzo: il cortile di forma rettangolare, colle sue quattro file di colonne è sfigurato da ornamenti affatto barocchi. La premura con cui i Riccardi vi riunirono delle sculture antiche (osserviamo i tre sarcofaghi romani, per l’ addietro collocati sopra una delle facciate del Battistero) non compensa gli errori di buon gusto di cui si resero colpevoli. Della primitiva decorazione non rimasero all’altezza del primo piano che i medaglioni di Donatello, che riproducono in dimensioni gigantesche pietre antiche, gemme incise.

Presso al palazzo si stendevano i giardini, in cui i primi Medici avevano riunito i capolavori della scultura antica, i celebri giardini che divennero quasi la scuola dei giovani artisti di Firenze.

Il palazzo Riccardi è completato dalla bella biblioteca pubblica che occupa una parte del piano superiore. Essa forma colla Biblioteca Laurenziana, a cui è riunita da un certo numero d’anni, e colla Biblioteca Marucelli, situata un po’ più lungi, al N. 45 di via Cavour, il necessario complemento della Biblioteca Nazionale, o Biblioteca Centrale, posta nel palazzo degli Uffizi.

Prima d’attraversare la piazza San Lorenzo, che si stende dietro il palazzo Riccardi, prendiamo la via Ginori, che costeggia lo stesso palazzo, e la via San Gallo, che vi fa seguito : noi vi troviamo al crocevia della strada Ventisette Aprile un museo in miniatura, che non ci farà rimpiangere d’esserci per un momento tolti dalla linea retta.

Questo musco, provvisto dell’inevitabile tourniquet, che vi obbliga tanto spesso a metter mano al borsellino, per pagare pedaggi di nuovo genere, quel musco, dico, è situato nell’antico convento di Santa Apollonia, oggi convertito in magazzino militare: esso è consacrato ad uno dei più originali e focosi pittori del Primo Rinascimento, Andrea del Castagno (1457). Noi vi scorgiamo da una parte, in fondo al refettorio, il Cenacolo, dipinto da questo maestro, e dall’altra gli affreschi suoi della villa Pandolfini, o villa Legnajo, già conservati al Museo Nazionale.

Ripigliando, nell’ uscire da Santa Apollonia la via San Gallo, pochi passi ci portano innanzi al palazzo dei Pandolfini vescovi di Troia (N. 74), costrutto da due dei San Gallo secondo i disegni di Raffaello. Questo monumento, il solo che a Firenze dia prova del talento spiegato dal Sanzio nell’arte della costruzione, è una meraviglia d’ampiezza e d’armonia.

[…]

 

( Eugenio Müntz, brano tratto da “Firenze e la Toscana”, Fratelli Treves Editori, 1899 )

Firenze  - Palazzo Pandolfini - immagine tratta da Firenze e la Toscana di E.Muntz - 1899 - Fratelli Treves Editori
Firenze – Palazzo Pandolfini – immagine tratta da “Firenze e la Toscana” di E.Muntz – 1899 – Fratelli Treves Editori

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